Lei, lui e il sogno olimpico "Pronti a farvi sognare"

Una ha vinto il gigante a Lienz, l'altro la discesa di Bormio Insieme suonano la sveglia all'Italia a 40 giorni dai Giochi

Così diversi, per fisico, carattere e comportamento, così uguali nel talento e nella voglia di vincere, quella determinazione che fa la differenza fra tanti atleti bravissimi e pochi campioni che arrivano ai vertici dello sport mondiale. Federica Brignone e Dominik Paris hanno poi in comune un'altra cosa, l'amore folle per la neve, elemento fondamentale del loro sport. Erano stati loro a chiudere da vincenti la passata stagione, quella del record di podi per l'Italia, e sono stati ancora loro a portare le prime vittorie del nuovo inverno, quello che culminerà con i Giochi Olimpici di PyeongChang. A meno di 40 giorni dal grande evento del 2018, li abbiamo messi una di fronte all'altro.

Il momento più bello di una giornata vincente?

Federica: «Quando tagli il traguardo e vedi luce verde l'adrenalina è a mille, più consapevolezza ma altrettanta gioia provo quando chiamano il mio nome alla premiazione».

Dominik: «Vedere verde quando arrivi in fondo è bellissimo, non è detto poi che rimarrai primo, ma intanto quell'emozione ripaga da tanta fatica. Se poi nessuno fa meglio beh, l'emozione si dilata ed è il massimo»!

E quello più faticoso?

F: «Il tourbillon che segue la fine della gara, vorresti avere un attimo per te, per renderti conto che hai vinto e invece tutti ti vogliono e tutti ti cercano, vieni portato come un sacco da un'intervista all'altra e a volte non sai nemmeno cosa dici. Vorrei farla a tutte le gare questa fatica»!

D: «Tutto quello che viene dopo la gara! I giornalisti, il dover ripetere sempre le stesse cose nelle interviste, ma fa parte del lavoro».

L'atleta più forte, quello che vorresti emulare?

F: «Marcel Hirscher, perché affronta ogni manche come se fosse l'ultima della vita e riesce sempre a dare il massimo, cosa per me davvero difficile da fare».

D: «Dipende dalle piste, in generale credo ci sia da imparare da tutti quelli che vanno forte, da anni i norvegesi sono davanti e quindi li guardo sempre, poi ci sono i nostri, Fill e Innerhofer, li conosco bene e guardarli mi aiuta molto a leggere la pista».

Il/la più simpatico/a nel circuito?

F: «Quella con cui vado più d'accordo è Mitch, la canadese Gagnon, siamo anche andate più volte in vacanza assieme, purtroppo quest'anno è fuori gioco per infortunio e mi manca. Anche con Tessa Worley e Viki Rebensburg ho un ottimo rapporto, abbiamo condiviso tanti bei risultati».

D: «Io vado molto d'accordo con lo svizzero Beat Feuz e con i norvegesi, soprattutto Kjetil Jansrud. Ma più o meno sono in buoni rapporti con tutti».

Il più carino, la più carina del circuito?

F: «Nicolas Raffort! Ma vale dire il mio ragazzo»?

D: «Non saprei, non voglio pronunciarmi sulla bellezza, preferisco giudicare la sciata e allora dico Shiffrin».

La pista del cuore?

F: «È in Valle d'Aosta, è la Tre di La Thuile dove purtroppo ho corso solo una volta in Coppa. È la gara che vorrei avere tutti gli anni in calendario, speriamo ci torni presto».

D: «È in Austria, è la Streif di Kitzbühel».

Quella coreana sarà la vostra terza Olimpiade: ricordi delle precedenti?

F: «Tantissimi! A Vancouver fu una trasferta breve ma intensa, il villaggio olimpico mi colpì. A Sochi invece feci la mia prima sfilata alla cerimonia di apertura. Quanto alle gare solo brutti risultati, ma molte emozioni che mi sono rimaste dentro per tutti questi anni e mi motivano ad arrivare al grande evento molto carica».

D: «La seconda di Sochi mi ha lasciato poco o niente, mentre della prima di Vancouver ho bellissimi ricordi, ero stato convocato come riserva e nella discesa della combinata feci il secondo tempo dietro Svindal! Fu un'esperienza bellissima».

Un ricordo delle gare preolimpiche in Corea?

F: «Il mercato di Jimbu con bancarelle dove trovai di tutto, soprattutto cibi strani e inquietanti! Non mi sono tirata indietro e ho assaggiato: paese che vai, usi e costumi che devi conoscere».

D: «Ho visto solo la località dove ci sono le piste delle gare veloci, Yeongseon, bel posto! Anche la pista è bella, interessante, ma un po' corta e con poche difficoltà».

La prima cosa che metterete in valigia partendo per PyeongChang?

F: «Il pigiama, se no lo dimentico, come sempre. E poi il Kindle per leggere e la macchina fotografica».

D: «Roba da sci a parte, le mutande! E di sicuro non voglio dimenticare il computer, perché la tv coreana sarà dura da capire».

Verrà qualcuno a vedervi in Corea?

F: «Sì, pochi ma importanti. Ho la fortuna di avere mia mamma, tu!, che sarà sul posto per lavoro e poi ci sarà anche mio fratello che ormai mi segue ovunque. Per la terza volta farò un'Olimpiade fuori dall'Europa e per i tifosi non è semplice organizzare il viaggio, peccato».

D: «Non penso, ma non so ancora».

Preferite le gare in una o due manches?

F: «Dipende, io sono molto più abituata a farle in due, quando ce n'è una sola mi sembra di fare solo metà gara! Due manche sono doppio stress, ma a volte è bello poter avere una seconda chance. Mi piace però anche il superG dove o la va o la spacca».

D: «Una, si finisce prima e sai subito come è andata».

È più difficile vincere in discesa, una manche secca, o in gigante, due?

F: «Vincere è sempre difficile, punto. In discesa devi azzeccarla subito, in gigante devi fare due prove al top».

D: «Più facile in una».

Avete visto vincere Dominik/Fede a Bormio e Lienz?

F: «Sì, in diretta, ho capito da come spingeva che sarebbe andato forte, era da un po' di gare che era sempre fra i migliori e mi sentivo che a Bormio avrebbe vinto un italiano».

D: «No, venerdì quando Fede ha vinto ero concentrato sullo slalom della combinata che stava per partire».

State vivendo una carriera in parallelo: ricordi di lui/lei del passato?

F: «I ricordi più limpidi sono dei mondiali juniores di Formigal, Spagna, nel 2007. Domme non è mai stato di tante parole, ma le poche che diceva si facevano ascoltare. Mi è sempre piaciuto molto come atleta e ho sempre avuto un buon feeling con lui».

D: «Pochi, Fede la seguo di più adesso, ogni tanto ci si vede ai raduni e poi la guardo in televisione: mi piace come scia, ma fa ancora troppi errori».

Cosa chiedete al 2018?

F: «Restare in buona salute».

D: «Continuare come ho finito il 2017».