Lemond demolisce Armstrong: "Un bandito"

L'ex campione del mondo contro il texano dopato: "Una brutta persona"

È stato uno dei primi a gridare alla sua colpevolezza, oggi Greg Lemond, una delle voci più apprezzate di Eurosport , la «casa del ciclismo» con oltre 1.800 ore di ciclismo, ne parla sottovoce. «Non c'è più bisogno, il mondo intero ha capito che razza di uomo è Lance Armstrong».

Greg Lemond, tre volte vincitore del Tour (1986, 1989 e 1990) e per due volte campione del mondo (1983 e 1989), da un anno vive una nuova esperienza, grazie all'intuizione di Eurosport e del suo vicedirettore editoriale Stefano Bernabino che l'ha letteralmente rigenerato con una trasmissione di grandissimo successo «LeMond on Tour».

Oggi Greg è un omone piuttosto in sovrappeso: mani grosse e giacca che fatica a restare chiusa. Gli occhi azzurri e svelti come pochi. Occhi che sprizzano intelligenza e incutono rispetto. Occhi che ad un certo punto si erano velati di malinconia... «Ne parlai anche con Marco (Pantani, ndr ): che bella persona, che bel corridore. Era un ragazzo d'oro e di un talento purissimo e di una sensibilità rara. Ci incontrammo alla presentazione del Tour un paio di anni prima che morisse: parlammo del male oscuro, della depressione, e anche di come combatterla».

Parla con grande rispetto di Marco. Di Lance Armstrong, invece, preferirebbe non parlarne. «È una brutta persona, che non si è limitata a fare ricorso al doping, ma ha agito da bandito all'interno del gruppo, appoggiato colpevolmente dalle istituzioni». Lemond è stato tra i primi ad accusare di doping il texano. E per questo è stato anche minacciato e ricattato: gli dissero che avrebbero reso nota quella vecchia storia di abusi sessuali sofferti da bambino. Greg non si perse d'animo, non si spaventò: fu lui a raccontare quella triste pagina della sua infanzia, dopodiché proseguì la sua battaglia contro Armstrong. «Io credo che il ciclismo si sia purificato e anche molto. È cambiato parecchio. Tantissimo. Ci saranno sempre i bari, questo è logico, ma oggi è uno degli sport più credibili, per questo è da considerare uno dei più belli». Greg Lemond è tra i pochi ad aver centrato il bis consecutivo alla Gran Boucle . Gli chiediamo: ci riuscirà il nostro Nibali? «Non è facile, ma ce la può fare, perché Vincenzo è un grandissimo atleta nel pieno della sua maturità psico-fisica. Deve solo gestirsi al meglio: poca tv e pochi viaggi d'affari». Nella sua squadra, comunque, Nibali lo vorrebbe. «A chi non piacerebbe avere corridori come Nibali o Contador? Ma se dovessi fare una squadra oggi, io punterei tutto su Nairo Quintana. È giovane, coraggioso, scaltro e ha una storia che mi affascina. Lui sarà il terzo incomodo». Parole di elogio e anche consigli per il nostro Fabio Aru. «È bravo, ha coraggio, ma non è ancora al livello di questi. Però se metabolizzerà bene il Giro e decideranno di farlo correre anche in Francia, Fabio per Nibali potrebbe essere l'arma in più. Non deve trascurare la cronometro. Ve lo dice uno che vinse un Tour nella crono finale per soli 8 secondi». Era il 1989, e lo sconfitto fu il povero Laurent Fignon. «Bravo ragazzo e bravissima persona. Era molto orgoglioso e in certi momenti anche, molto sicuro di se. Ricordo che il giorno prima della conclusione sui Campi Elisi, alla vigilia della crono finale, venne da me e mi disse: “Greg, complimenti per il tuo bellissimo secondo posto”. Io gli risposi: “Laurent, ma io non arrivo secondo”. Quella vittoria fu magica, di un'emozione irripetibile. Pedalavo su una bici italiana, la Bottecchia. Quell'Ottavo Bottecchia: l'unico italiano ad aver centrato il bis consecutivo al Tour».