L'eredità della Coppa Paese e Seleçao da rifare

Mondiali a due facce: organizzazione promossa, troppi sprechi Scolari si dimette e per la prima volta si pensa a un ct straniero

Per la Roussef una Coppa del Mondo che potrebbe essere indigesta

dal nostro inviato a Rio de Janeiro

Quei circa sei chili di oro massiccio alti 37 centimetri che formano la Coppa del Mondo, nelle mani della presidente brasiliana Dilma scottavano come carbone ardente, domenica sera al Maracanà. Basta andarsi a rivedere il momento della consegna al capitano germanico Lahm: Dilma, niente sorrisi, risolve la questione in mezzo secondo, si libera per sempre dell'ingombrante oggetto mentre la curva brasiliana inferocita che la vede sul grande schermo la copre di insulti. Da oggi il governo di Brasilia ha un'unica priorità: seppellire questa Coppa del Mondo. Farla dimenticare alla nazione che il 5 ottobre deve andare alle urne per il primo turno presidenziale. E non perché i mondiali non siano riusciti. Anzi: è difficile criticare il successo dell'evento in un Paese difficile come questo. Ma quel sette-a-uno dell'8 luglio non si dimenticherà più. Così, ieri, il ct della Selecao, Felipao Scolari, si è dimesso, insieme con tutta la commissione tecnica. Non voleva farlo, ha difeso anche dopo la finalina persa 3-0 con l'Olanda il suo lavoro. Ma le pressioni, anche del governo sulla federazione, sono state determinanti: da ieri si deve voltare pagina. Al punto che la federazione brasiliana ha ammesso di valutare l'ipotesi, mai accaduta, di un ct straniero. Il governo punta a dare all'opposizione del socialdemocratico Aécio Neves da Cunha e del socialista Eduardo Campos - che è partita in quarta - meno argomenti possibili per l'assalto finale alla guida della Repubblica presidenziale del Brasile, nella mani del PT, il Partito dei Lavoratori, da 12 anni. «La frustrazione popolare è molto grande - dice Roberto D'Avila, tra i più noti giornalisti televisivi del gruppo Globo - se le elezioni fossero di qui a un paio di settimane Dilma sarebbe fuori.

Ma mancano più di due mesi, i giochi saranno aperti fino alla fine». Il cavallo di battaglia di Aécio, che è circondato da un gruppo di economisti liberali e sostenuto dalla grande stampa conservatrice, è di meno Stato nell'economia, meno spesa pubblica, più iniziativa privata. Avrà terreno fertile, perché la fine della Coppa si fonde con un altro conto alla rovescia: mancano 752 giorni alle Olimpiadi di Rio de Janeiro e già ieri si cominciano a contare tutti i ritardi nelle opere in costruzione, impianti e infrastrutture. Non sarà una passeggiata perché questi mondiali lasciano alla fiamma olimpica due diverse eredità. Da un lato l'esame dell'ospitalità e della sicurezza è stato superato. Anche a Rio, la città che ha ricevuto il maggior numero di partite (sei con la finale) e di tifosi. Dall'altro, invece, l'economia non avrà i benefici sperati. Il 2014 finirà con una crescita del Pil appena sopra all'1% e un'inflazione tendenziale record per il periodo di governo Lula-Dilma, vicina se non oltre la soglia di allarme rosso del 6,5%. La Coppa, con i rialzi di ogni tipo dei prezzi al consumo, ha avuto il suo impatto mentre, nello stesso tempo, il numero di giorni festivi legati al blocco delle città dove si giocavano le partite e di tutto il Paese quando toccava al Brasile, avrà un peso notevole. Infine, al posto di una confortante vittoria del Brasile si è verificata la depressiva batosta con la Germania. Così la marcia verso le Olimpiadi rischia di essere accompagnata da qualche scelta impopolare di politica economica e fiscale, e il tema degli sprechi legato ai mondiali potrebbe tornare a infiammare le proteste. «Per la prima volta da anni - dice ancora d'Avila - il malumore non è solo nella elite bianca, ma anche tra le classi più povere che hanno eletto Dilma.

L'errore è stato di Lula, che avrebbe dovuto fare i mondiali in 5-6 città. Invece ne ha volute 12, le spese per gli stadi sono passate da 1 a 4 miliardi di euro e questo dibattito, unito alla corruzione politica dilagante, ha dato fastidio anche alle classi meno abbienti». Il movimento «Contra a Copa», che sembrava sconfitto già poche ore dopo l'inizio del torneo, è tornato a organizzarsi. Prima della finale di domenica si sono svolti a Rio scontri molto duri, con feriti, bombe carta, lacrimogeni e pestaggi della polizia molto criticati anche dai giornali. Mentre ieri il movimento ha annunciato che ora si dedicherà, con nuove forze, al «boicottaggio della farsa elettoraleA, contro i partiti, per una democrazia diretta. Stile grillino. Così, mentre in queste ore gli aeroporti si riempiono all'inverosimile di chi torna a casa dopo i mondiali, il Brasile si prepara a vivere il suo «inverno caldo».

Commenti

Mario-64

Mar, 15/07/2014 - 10:41

Scolari non voleva dimettersi?? Ha perso una semifinale e una finale in casa ,ha preso dieci goals in due partite ,cos'altro doveva succedere perche' se ne andasse? Dopo il caso Battisti confesso che ho maturato una leggera antipatia per il Brasile e i suoi ultimi due presidenti ,quindi ben gli sta questa badilata nei denti. Pensino alle cose serie piuttosto che a costruire stadi faraonici in amazzonia.