Li Yonghong, il presidente che non esce dal mistero

Senza curriculum, non è tra i 400 più ricchi della Cina Eppure promette: «Torneremo competitivi nel mondo»

Yonghong Li: nato il 16 settembre del 1969 nella provincia di Hainan. Per ora è quello che ci è dato sapere del curriculum vitae del nuovo presidente del Milan. Al netto delle ricostruzioni fatte in questi mesi che parlano di un patrimonio attorno ai 500 milioni di euro, interessi nell'edilizia, nel packaging e nelle miniere di fosfati. Comunque il suo nome non entra nella classifica di Forbes tra i 400 più ricchi della Cina.

Data e luogo di nascita, punto. Definirlo essenziale, scarno è un eufemismo. Ma tant'è: bisogna avere fiducia e aspettare una settimana per un profilo più dettagliato come promesso all'assemblea degli azionisti di ieri dall'avvocato Roberto Cappelli, nuovo membro del consiglio d'amministrazione rossonero che ha presieduto i lavori, ruolo sempre ricoperto da Adriano Galliani negli ultimi trentuno anni di Milan.

Presentarsi senza cv (annunciato ma mai illustrato) non fa altro che alimentare il mistero attorno alla figura di Mister Li. Anche l'assenza di giornalisti cinesi dà fiato alle voci dello scarso credito di cui godrebbe anche in patria. Eppure è il presidente del Milan, per sua stessa ammissione raccoglie un'eredità pesante come spiegato nella dichiarazione letta in apertura della conferenza stampa. Poi resta in silenzio, nessuna domanda. Una presenza quasi scenografica come la foto con la maglia numero 1 stretto tra il braccio destro David Han Li e l'ad Marco Fassone. Anche se un punto lo mette a segno con quel fozza Milan con cui chiude il discorso e suona meglio, molto meglio del fozza Inda con cui dieci mesi fa si è presentato sull'altra sponda dei navigli Zhang Jindong, patron dell'Inter e numero uno di Suning. Il derby cinese entra nel vivo. Si giocherà tanto anche fuori dal campo.

Perché Yonghong Li dopo aver ringraziato «Berlusconi e Fininvest per la fiducia riposta in noi», riparte proprio dalla storia del club rossonero soprattutto quella scritta dall'epoca berlusconiana «8 scudetti, 5 Coppe dei Campioni e 7 Supercoppe Italiane». Un modo per ricordare a se stesso la pesante eredità che raccoglie e soprattutto che «tutte le stelle e i successi degli ultimi 30 anni fanno sì che ogni tifoso si aspetti un ritorno del club ai vertici d'Europa». La fiducia in Fassone è ribadita nell'obiettivo di riportare il Milan «a essere competitivo nel mondo». La chiosa finale fa leva sui sentimenti: «Il nostro obiettivo è far sì che tutti i tifosi del mondo possano amare sempre più il Milan».

Poi, seduto nella prima delle due file quasi interamente occupate da collaboratori con gli occhi a mandorla, ha seguito il discorso di Fassone nella sala conferenze di casa Milan. Nel pomeriggio un passaggio all'assemblea dei soci, quindi la visita a Milanello, la prima in assoluto. Il saluto alla squadra e a Vincenzo Montella in ritiro alla vigilia del derby.

Di fronte avrà i connazionali di Suning e Mister Li rivela: «Zhang è un imprenditore molto famoso in Cina ma non abbiamo avuto tante opportunità di collaborare. Se domani lo incontrerò sarà un piacere». Però il pensiero corre a Berlusconi: «È una persona che stimo molto. Mi ha detto che quando il Milan avrà bisogno di lui, sarà sempre pronto per darci il suo massimo supporto». L'obiettivo lo dichiara invece il braccio destro David Han Li: «È molto importante tornare in Champions League. Poi vogliamo entrare tra i primi cinque club del mondo ma per fare questo dobbiamo agire a piccoli passi». Con calma, diciotto mesi per ripagare il prestito del fondo Elliott, magari aspettando qualche nuovo socio dalla Cina.