L'impresa di Nibali: sfortuna battuta

Viviani promosso tra i grandi, Thomas e Valverde superstar. Disastro Aru

Con il Lombardia cala il sipario sulla stagione 2018, anche se in giro per il mondo si continua a correre. Tempo di bilanci, dopo un anno vissuto intensamente, con un ciclismo sempre più globalizzato e polverizzato, nel quale però in materia di grandi giri si parla solo una lingua: l'inglese. Per quanto riguarda invece le corse di un giorno e i grandi Monumenti, qui nessuno può dire di essere il padrone assoluto, e noi italiani, grazie a Vincenzo Nibali, non possiamo considerarci semplici comparse.

Chris Froome. Vince il Giro e la causa per la contorta vicenda del Salbutamolo. Perde il Tour, ma non scende dal podio (3°). Voto 8.

Tom Dumoulin. È il simbolo della sconfitta: 2° al Giro e 2° al Tour. Secondo anche nel mondiale a crono; 4° nella prova iridata in linea. Anche nella sconfitta l'olandese è immenso. Voto 8.

Geraint Thomas. Il gallese fa suo il Delfinato e il Tour of The Alps, ma soprattutto l'ex gregario di Froome si porta a casa il Tour prendendosi anche due tappe alpine. Voto 10.

Simon Yates. Il britannico perde il Giro per troppa esuberanza, ma poi vince la Vuelta perché impara presto la lezione. Non vince il Mondiale perché spera nel gemello Adam: e fa male. Voto 8.

Vincenzo Nibali. Fa un capolavoro sulle strade della Sanremo, aggiudicandosi la Classicissima contro ogni pronostico. Punta al Tour, ma un idiota lo butta a terra e addio Parigi, addio Mondiale, e per certi versi addio anche Lombardia. La vera impresa, dopo l'operazione alla decima vertebra toracica, è tornare in sella e inseguire una condizione che non sarà mai super. Lui però lo è. Per la stagione voto 7, per la tenacia 10.

Julian Alaphilippe. Vince Freccia e San Sebastian, oltre due tappe e la maglia degli scalatori al Tour. Si mette in testa di vincere molto altro, ma si ferma molto prima. Voto 6,5.

Thibaut Pinot. Due tappe alla Vuelta, oltre alla Milano-Torino e al Lombardia. Vince dopo aver chiuso il Giro d'Italia all'ospedale di Aosta, disidratato e senza forze nell'ultimo tappone di Cervinia. Con Nibali si divide il premio ritorno dell'anno. Voto 8.

Peter Sagan. Fa sua la Parigi-Roubaix, oltre a vincere tre tappe e la sesta maglia verde al Tour. Anche il tre volte iridato slovacco paga la tassa sulla salute con una rovinosa caduta al Tour: chiude in calando, ma è giustificato. Voto 7.

Alejandro Valverde. A 38 anni vince il Mondiale, oltre a due tappe alla Vuelta. Corre con la voglia dei ragazzini, e la tattica sparagnina di chi è abituato a pedalare tanto, senza buttare via mai niente. Voto 8.

Elia Viviani. Diciotto volate, di cui quattro tappe al Giro e tre alla Vuelta, alla faccia di chi lo riteneva uno sprinter di seconda fascia. Pian piano si è lasciato tutti i grandi alle spalle, da Kittel (voto 4) a Sagan: per questo grande è da considerare lui. Voto 10.

Fabio Aru. Regolare nell'arco di tutta la stagione: va sempre piano. Voto 4.