L'Inter sull'ascensore: a Palermo basta un gol e Pioli non si ferma più

Continua la rimonta Champions. Al Barbera decisivo il gol di Joao Mario, 8ª vittoria di fila

Sotto la pioggia, l'Inter è salita sull'ottovolante. Ha artigliato a Palermo il successo numero 6 in campionato (più i due di coppa) ed è così salita al quinto posto, a un punto dalla Lazio scavalcando (Montella deve recuperare la partita col Bologna) il Milan che è forse l'evento festeggiato con maggiore intensità dallo spogliatoio. Impressionante la rimonta scandita dall'arrivo di Pioli sulla panchina al posto del vituperato De Boer: era nono addirittura, staccato di 8 lunghezze dal Milan, ha capovolto il mondo interista senza inventare un calcio spettacolare ma migliorando la corsa e sistemando tatticamente con criterio la rosa a disposizione. È anche merito, in qualche modo, del calendario favorevole (alla prossima c'è il Pescara a San Siro): ma tutto fa brodo, come citava ai tempi uno spot pubblicitario.

Sotto la pioggia, l'Inter ha vinto grazie a una stoccata sotto porta di Joao Mario, la risorsa della panchina ricca utilizzata con intelligenza dal tecnico che ha sostituito l'inutile Banega dopo meno di un'ora di gioco ricavando dal portoghese il sigillo decisivo. Non ha brillato invece la stella di Icardi che pure ha avuto un paio di golose opportunità per mettere fine a un curioso digiuno (mai fatto centro a Palermo in carriera) e far decollare la rincorsa interista prima del tempo. Perché il Palermo ha pure esercitato una qualche pressione, specie nella prima frazione, senza mai diventare un pericolo dalle parti di Handanovic: nemmeno una parata per il portiere nerazzurro che ha chiuso il pomeriggio con un «senza voto» testimonianza della povertà offensiva (appena 4 gol, sui 17 complessivi, ottenuti nella gare domestiche) del gruppo allestito da Zamparini. Corini, rimasto in panchina per il rifiuto di sostituti, dal suo canto, ha utilizzato tutte le risorse a disposizione con i tre cambi (Diamanti, Balogh e Chochev) senza guadagnare sensibili miglioramenti. L'ennesima sconfitta patita davanti al proprio pubblico, in coincidenza con il successo dell'Empoli sull'Udinese, ha forse sentenziato la retrocessione.

Per l'Inter allora la rincorsa continua. Ottenuta anche con una defezione finale, l'espulsione per doppio giallo di Ansaldi che ha costretto Pioli (allontanato anche lui per aver abbandonato l'area tecnica in occasione di una baruffa tra calciatori delle due squadre) a correggere lo schieramento e a far ricorso anche a Santon per allacciare le cinture di sicurezza della difesa. Non ha brillato Icardi ma nemmeno Perisic e solo dal piede magico di Candreva (il destro) è partito il cross utile per consentire a Joao Mario di mettere a frutto quella sproporzionata cifra spesa in estate per trasferirlo dal Portogallo ad Appiano Gentile. L'Inter di questi tempi non ha mai rubato l'occhio, il suo è un calcio scolastico, levigato dal giovane talento di Gagliardini (delizioso un lancio per Icardi in area) e reso più robusto dalla presenza di Brozovic, ieri pomeriggio particolarmente impreciso nel dosare i passaggi. Anche in questo viaggio, l'Inter ha mostrato una qualità: negli ultimi minuti della sfide ha firmato il maggior numero di gol, segno quest'ultimo di una vitalità e di una freschezza che non può certo essere disgiunta dalla diversa salute fisica, ottenuta anche grazie alla preparazione invernale effettuata in Spagna, in un clima più mite. Per domare una gara per niente spigolosa, l'arbitro Irrati che non è particolarmente dotato, ha impiegato la bellezza di dieci cartellini gialli, di qui i due espulsi per somma, cioè Ansaldi e Gazzi. Credeteci sulla parola: non è stata una battaglia.

Commenti

baronemanfredri...

Lun, 23/01/2017 - 08:41

SCARTAMENTO VELOCE BASTA CHE SI VINCE