L'Italbasket ora pensi in piccolo

di Oscar Eleni

La via dolorosa per la nazionale di basket italiana diretta al mondiale cinese passa dalle penitenze di Atene, arena di Oaka. L'ultimo campo dove abbiamo vinto qualcosa d'importante (argento olimpico 2004). Da quei giorni nuvole, petti gonfi senza motivo. Presunzione, sprecando talenti, e adesso presenteremo al mondiale una squadra di seconda fascia che ad Atene è stata ridicolizzata da Grecia e Serbia, battuta (70-72) alla fine pure da una Turchia a tratti inguardabile, perdendo l'ultimo attacco con Gentile che aveva fatto un partitone dei suoi (26 punti, 8 rimbalzi, 5 recuperi). Abbiamo una squadra con troppe fragilità e non è proprio detto che i recuperi in Cina di Datome e soprattutto Gallinari, possano garantirci di restare in gioco almeno per avere un posto nei tornei preolimpici. Debolezza strutturale: al centro abbiamo il generoso Biligha che nelle finali scudetto di Venezia non ha visto il campo, forse avremo Tessitori, che arriva dalla A2. Siamo debolissimi a rimbalzo, dovremmo giocare da poveri e invece spesso facciamo i bulli del quartierino. Un po' come il nostro sistema basket, rane dalla bocca troppo larga che si vantano se portiamo a casa medaglie giovanili, 2 ori con le donne, un bronzo con l'under 16, ma poi non sa spiegare come si arriva ad avere una Nazionale che neppure il mago Houdini riuscirebbe a far passare per una squadra da medaglia mondiale. Certo l'entrata in gioco, anche se con le ferite appena rimarginate, di Datome e Gallinari, operato di appendicite, cambierà qualcosa, ridarà un po' di fiducia a gente che va troppo spesso in debito: mentale e fisico. Non possiamo nemmeno dire che Sacchetti ha sbagliato nelle scelte perché il convento passa questo. Si poteva osare con la gioventù di Tonut, ma non sarebbe cambiato nulla così come aver lasciato a casa Polonara e messo fuori Aradori che se ne è andato sbattendo la porta come ha fatto con la Virtus passando alla Fortitudo. Nell'ultimo torneo di preparazione in Cina a Shenyeng e Anshan contro Serbia, Francia e Nuova Zelanda (23-26 agosto) servirà un esame mistico per tutti: capire di essere da seconda fascia e giocare volando come farfalle, pungendo come api. Certo servirebbe la testa e il pugno di Alì, ma purtroppo in questa Azzurra Fremebonda pochi sanno mettersi il saio, come dovrebbero fare sempre.

Commenti
Ritratto di Paolo_Trevi

Paolo_Trevi

Lun, 19/08/2019 - 10:10

concordo su tutta la linea, tranne che per la vena ottimistica riferita al mago Houdini, lui era un escapologo, artista della fuga, qui servirebbe un illusionista stile Copperfield, ma anche il migliore non riuscirebbe a portare l'Italia all'ottavo posto, è già tanto se non le prendiamo dall'angola. Il convento come giustamente scritto passa questo, rivolgiamo la domanda alla federazione, perché dal 2004 non abbiamo più talenti in grado di giocare ad alto livello, escludiamo i giocatori NBA e quelli accasati all'estero come Datome o Hackett, li contiamo sulle dita di una mano, chiediamo al massimo esponente della federazione i motivi di questa crisi che perdura da tre lustri.