L'Italia dopo 28 anni riparte ancora dal via

V entotto anni e otto edizioni dopo, l'Italia del rugby sembra tornata al punto di partenza. Anche perchè in tutti questi anni non è mai riuscita a passare la prima fase. La differenza è che 28 anni fa in Nuova Zelanda ci affidavamo alla banda di Marco Bollesan, coraggiosa e un po' naif, che andava a sfidare giganti lontani anni luce dalla nostra parrocchietta ovale, una Nazionale che al massimo affrontava le riserve della Francia in coppa Europa. Adesso invece il contesto del nostro rugby è cambiato completamente. Abbiamo fior di professionisti che giocano nei maggiori campionati europei, abbiamo una Nazionale che gioca stabilmente il Sei Nazioni (allora gli azzurri potevano solo sognarlo davanti alla tv), abbiamo confronti annuali con le grandi dell'altro emisfero, eppure il risultato non cambia. Anzi, si va all'indietro, come il gioco alla mano.

Stasera il ct Brunel dovrà veramente tirare fuori dal cilindro qualcosa di sorprendente per invertire la rotta di una Nazionale che ha vinto solo 3 delle ultime 25 partite. Farlo contro i francesi sembra un'impresa impossibile, ma ci aggrappiamo disperatamente all'illusione che ci hanno lasciato quelle due recenti vittorie nei Sei Nazioni del 2013 e del 2011. Certo, sullo 0-29 di quest'anno è meglio stendere un velo pietoso.

Raggiungere per la prima volta i quarti di finale, insomma, sembra più che mai un miraggio. Anche perchè oltre alla Francia ci troveremo di fronte l'Irlanda che per la prima volta nella sua storia vuole entrare tra le prime quattro. E poi occhio alla Romania, antica avversaria degli anni della povertà. Uno scivolone con i balcanici (nell'unico precedente ai Mondiali - nel 2007 - vincemmo solo 24-18) rilancerebbe il tormentone della nostra esclusione dal Sei Nazioni...