L'Italia difende una finale. Ma ha solo la freccia Insigne

È una nazionale con un solo campione, Buffon, e una super difesa Senza talento e gol, difficile arrivare all'ultimo atto come 4 anni fa

Non c'è bisogno di interpellare il mago Otelma per decifrare con qualche giorno d'anticipo il destino dell'Italia di Conte partita per Francia 2016. È una nazionale povera, molto povera, probabilmente una delle più povere degli ultimi tempi. È innanzitutto povera di talenti e basta scorrere l'elenco dei 23 per coglierne le dimensioni. C'è un solo fuoriclasse (è il caso di citarlo? Sì proprio lui, Gigi Buffon), scortato da una difesa collaudata e affidabile, il punto di forza del club Italia, solitamente condizione indispensabile per fare strada. Ma per imporsi in un europeo dallo svolgimento più lungo rispetto alla formula tradizionale, c'è bisogno di ben altro. Durante l'ultima votazione Uefa, tra gli undici ideali dell'europeo passato sono stati inseriti, al fianco del portierone juventino, Maldini e Pirlo: uno ha smesso da tempo e l'altro è andato a svernare negli Usa. Passiamo al secondo dichiarato deficit: è una Nazionale povera di gol. Messi insieme quelli firmati dai 5 attaccanti scelti da Conte, si raggiunge la modestissima cifra di 11 reti in azzurro. Tra questi il più avanti di tutti è Pellè (5 centri) seguito da Eder e Insigne (2 ciascuno) e da Zaza e Immobile (la miseria di 1). Agli ultimi europei (Polonia-Ucraina) la finale fu raggiunta grazie a qualche sigillo isolato (Di Natale) e allo smalto della famigerata coppia Cassano-Balotelli capaci di mettere sotto la Germania. Dove sono gli eversori della prossima edizione? Con un ruolino di marcia del genere diventa complicato immaginare sfracelli al cospetto del Belgio e del resto della compagnia.

C'è una sola strada da battere e probabilmente verrà utilizzata dal ct in caso di necessità: ricorrere al talento e ai piedi educatissimi di Lorenzo Insigne autore di una stagione strepitosa e pronto, tra i pochi, a trasformarsi all'occorrenza, in un suggeritore di trame offensive.

Ma il nodo autentico è rappresentato poi dal centrocampo nel quale il ct è stato flagellato da una striscia inquietante d'infortuni e assenze: Pirlo a New York per anticipare il pensionamento, Marchisio tradito dalla rottura del crociato, Verratti vittima della pubalgia, Montolivo dell'ennesima carognata del destino e così Conte si è dovuto arrangiare con Thiago Motta e De Rossi, in altri tempi li avrebbero definiti con malizia i lenti a contatto. L'escluso Jorginho non avrebbe modificato gli attuali valori: non ha né lo spessore e nemmeno la personalità per improvvisarsi direttore d'orchestra. L'ex interista emigrato a Parigi ha mostrato limiti vistosi nell'ultima amichevole e i fischi di Verona hanno fatto sbottare il suo agente che ha addirittura parlato di accerchiamento mediatico.

Brutto segno quando si sentono evocare i complotti! Non possiamo e non dobbiamo attenderci granchè da questo reparto anche se è possibile migliorare il dinamismo con Florenzi al posto di Parolo. Anche la posizione di El Shaarawy, da esterno del quintetto di centrocampo, lo allontana dall'area di rigore, che è poi il suo sentiero naturale dove rende di più e dove può marcare la differenza. Lui e Candreva possono colmare le lacune in fatto di gol: il laziale ha a disposizione rigori e punizioni per esprimere la nota abilità balistica, il romanista deve essere più presente in zona tiro per risultare utile alla patria. Questo scenario in apparenza catastrofico sulla carta deve però tenere conto del lavoro prezioso di Antonio Conte.

Di sicuro il commissario tecnico sarà capace di garantire all'Italia corsa, cuore e sapiente organizzazione tattica. Non sono qualità di poco conto in un campionato che si snoda nel giro di un mese e nel quale servirà anche una feroce concentrazione per non sbagliare le prime due sfide, di solito una più decisiva dell'altra per guadagnare la qualificazione alla fase successiva. Aspettiamoci il peggio e prepariamoci magari alla sorpresa di una Italia sbarcata ai quarti.