Ma l'Italia non sa più fare squadra

Olimpiadi di Rio, la vera sofferenza per l'Italia è quella che dovrebbe tormentare un sistema sportivo così poco rappresentato negli sport di squadra dove si giudica un movimento

Speriamo davvero di non fare squadra soltanto al Costa Brava Clube, tempio del jazz e della bossa nova, ma anche di Casa Italia. Avremmo bisogno di cose speciali fuori, nei pochi sport di squadra che affronteremo come Nazionale. Niente calcio, ma qui a chi interessa inseguendo le follie per Pogba, niente basket, la grande delusione dopo lo splash del preolimpico maschile non superato nella casa di Torino dove tutto era stato fatto per favorirci. Neppure rugby a sette, ammesso per la prima volta, ma la nostra palla ovale si distingue per le litigate più che per le mete.

Se cerchiamo una squadra con la scritta Italia dobbiamo andare al Maracanazinho, il tempio della pallavolo dove Julio Velasco portò al titolo mondiale nel 1990 la squadra del secolo che fu perseguitata dalla maledizione olimpica quando potevamo vincere l'oro sia a Bercellona 1992 che ad Atlanta 4 anni dopo, sempre beffati dall'Olanda. Ci sarà anche la nazionale femminile di Bonitta partita per il Brasile inseguita dalla polemica per l'esclusione di Carolina Diouf. Non sono squadre favorite, ma questo è un bene. Hanno talento.

La stessa cosa si può dire per le due squadre di pallanuoto che vedremo al parco olimpico. Il problema, come diceva un pensatore americano, non sarà quello di superare i predecessori, come chiederemo a quella maschile che nuota in una storia di 3 medaglie d'oro, ma solo se stessi come vorremmo dal Setterosa che sembra da podio in questo viaggio preparato così bene.

Per il resto saremo soltanto spettatori anche se, come squadra, speriamo tanto nelle farfalle della ginnastica ritmica che hanno tutto per farcela, magari anche la compiacenza dei giudici che finora ci hanno fatto arrabbiare. La vera sofferenza, però, è quella che dovrebbe tormentare un sistema sportivo così poco rappresentato negli sport di squadra dove si giudica un movimento. Cosa dire del basket che dopo l'argento ad Atene nel 2004 è sempre rimasto a casa? Bisognerebbe almeno riflettere su queste delusioni che nascono da una crisi profonda del sistema dove la base produce poco e il vertice sperpera.

Non parliamo del calcio a cui sembra interessare davvero poco la sfida olimpica. Non solo da noi, per la verità, persino il Brasile padrone di casa ha fatto fatica a convincere campioni che le società non vogliono rischiare. Certo per il pallone le sfide che contano sono altre, ma forse nasce proprio da questo disinteresse per la più grande festa sportiva il malessere che ha tormentato anche la nazionale maggiore come ha denunciato Conte prima del bellissimo europeo, andando contro gli ostacoli posti dai grandi club. Vero che le Olimpiadi sono soprattutto nuoto e atletica, ma avere così poche squadre in campo è un tormento e un'amara verità.