L'ItalPolonia all'esordio Quanta serie A in campo con il Senegal di Gomis

Nella possibile rivelazione in 7 giocano da noi Tra gli africani c'è anche l'«azzurro» della Spal

Alla fine dovremo consolarci con Polonia-Senegal, la partita più italiana di questa Coppa del Mondo. Nella squadra di Nawalka ci sono 7 giocatori che militano nel nostro campionato (Szczesny, Cionek, Bereszynski, Linetty, Zielinski, Kownacki e Milik), altri 4 (Skorupski, Jaroszynski, Dawidowicz e Stepinski) erano stati tagliati al momento della presentazione della lista ufficiale alla Fifa. Il Senegal risponde con un italiano vero, se non altro di passaporto, il portiere della Spal Alfred Gomis, nato a Ziguinchor, ma cresciuto a Cuneo e approdato giovanissimo nel Torino. Per altro con Gomis i Leoni della Taranga (in lingua woloff, ospitalità) sono riusciti a trovare un guardiano decente dopo le deludenti prestazioni di Coundoul e Camara, e del saltimbanco Tony Silva nel Senegol dei miracoli nel 2002. La riscossa africana potrebbe partire proprio dai ragazzi di Dakar, che hanno una spina dorsale formidabile con il napoletano Koulibaly in difesa, il regista del West Ham Kouyaté in mezzo al campo e l'asso del Liverpool Sadio Mane in attacco. Senza dimenticare quel Keita Baldé che aveva fatto vedere grandi cose nella Lazio. Una nota curiosa: un mese fa il quotidiano di Dakar Le Soleil aveva lanciato un sondaggio tra i lettori per consigliare al ct Aliou Cissé i 23 giocatori da convocare. Sarà un caso, ma alla fine 22 di loro (manca all'appello solo Souaré del Crystal Palace) sono stati chiamati per campagna russa. Cissé, capitano della squadra che nel 2002 arrivò fino ai quarti di finale, appare spavaldo, fino a sostenere che «andremo molto avanti. Le semifinali sono alla nostra portata. Abbiamo un portafortuna in paradiso, il nostro ex allenatore Metsu, e un gruppo di ragazzi di tecnica straordinaria». A sorpresa si espone sul granata Niang: «In Italia non è stato apprezzato fino in fondo. Vi stupirà».

Sul fronte polacco a tenere banco è il futuro di Lewandowski, attaccante del Bayern nel mirino di Real, Psg, Arsenal e persino del Napoli di Ancelotti. La federcalcio di Varsavia ha imposto al centravanti di non rilasciare dichiarazioni di mercato, invitandolo concentrarsi sul torneo che la Polonia in Russia può disputare da protagonista dopo le buone prove di Euro 2016. Non sarà la squadra che annichilì il mondo nel 1974 con Lato, Szarmach e Deyna, ma somiglia parecchio a quella del 1982 che contese all'Italia di Bearzot il biglietto per la finale iridata. Lewandowski è il Boniek della situazione, ma il sangue italiano irrora muscoli, speranze e ambizioni. Iniziando da Szczesny, colui che nella Juve ha raccolto l'eredità di Buffon e che oggi è probabilmente tra i dieci portieri più forti in circolazione. Poi troviamo il letale Milik, recuperato dall'infortunio al braccio per via di uno scivolone mentre con la squadra visitava il delfinario di Sochi, il rapidissimo Zielinski e il totem di centrocampo Cionek (di origini brasiliane). Senza tra l'altro tralasciare la freschezza del sampdoriano Linetty e l'esperienza di Blaszczykowski, Grosicki e Glik, arrivati al giro di boa e alla definitiva consacrazione.