L'Italvolley si scioglie contro la Serbia

Un 3-0 senza appello. Dopo l'entusiasmo, il podio sembra un miraggio

Torino - Avevamo fatto finta di non vedere, avevamo chiuso gli occhi sugli errori, sulle difficoltà azzurre, sarebbe stato impopolare scrivere che l'Italia passa, è prima, ha perso solo con la Russia ma non contava nulla, eccetera. La realtà è che l'Italia non può vincere il Mondiale, questo hanno detto le uniche sfide vere, il 2-3 con i russi, appunto, e lo 0-3 di ieri con la Serbia. Dal primo set, sul 12-19, il 15-23, è un supplizio. E la Polonia, avversaria di domani, non è tanto inferiore, mentre nell'altro girone sono ancora più forti, tanto che il Brasile rimonta due set alla Russia e diventa favorito.

Non bastano un discreto Giannelli e Colaci che carica il pubblico, perché subisce l'ace di chiusura primo set, Juantorena a 33 anni gioca spesso da fermo, l'esperienza, il polso non sono sufficienti in un volley sempre più fisico. I centrali sono bravi ragazzi, dispiace bocciarli, è gente perbene, soprattutto Daniele Mazzone, ripartiranno da favoriti per lo scudetto, a Modena, con Zaytsev, però. Però murano quasi nulla. Anzani ha i genitori più tifosi, parrucchieri, è scudettato a Perugia ma non è stato confermato, meglio Podrascanin, serbo suo ex compagno in Umbria. Zaytsev da solo non basta, sporca le percentuali, quando la partita conta davvero ha bisogno di buona ricezione e servizio al bacio per cannoneggiare. E poi c'è Pippo Lanza, da sempre l'anello meno forte. Il problema è che Randazzo è specialista dell'altra posizione, di destra, a sinistra l'alternativa è Maruotti, non più garante, in attacco. E insomma il PalaAlpitour ci rimane male, ci sono scalinate illuminate, l'ingresso da cinema americano, in tribuna Douglas Costa, squalificato con la Juve ma presto sparito. Come l'Italia, il 15-25 è mortificante. Per carità, la speranza è di fare come con Argentina e Slovenia, però Chicco Blengini qui è cresciuto, al Parella, schiacciatore e allenatore, la moglie Dorotea anche era martello. Ci sono 11.600 spettatori inquieti. Si perde, anche sul 16-19 e con Maruotti per Lanza. Pure nel terzo, sul 13-19 il muro a uno preso da Maruotti evidenzia che all'Italia manca un secondo grande schiacciatore. Un anno fa il tallone d'Achille era Antonov. Ci fosse un altro Osmany (non quello di ieri), saremmo da oro. Un titolo manca da Euro 2005 a Roma, siamo lontanissimi. Anche dal podio. Per la semifinale, vediamo oggi (20,30, Rai2), Serbia-Polonia. Speriamo in un 3-0, poi basterebbe superare i polacchi anche solo al tiebreak.