Liverpool rosso speranza per 500 milioni di tifosi

In testa alla Premier, dopo un quarto di secolo sogno scudetto più vicino. Una macchina da gol (88 in 32 match) sospinta dal capriccioso Suarez

Londra - Il Manchester City resta favorito d'obbligo, non fosse altro che per le due partite che deve ancora recuperare. Potenzialmente primo. Ma da ieri in cima alla classifica c'è il Liverpool. Un ritorno al classico. Dopo 24 anni di attesa. Perché l'ultimo trionfo domestico dei Reds risale al 1990. Prima della nascita della Premier League. Un'era glaciale fa, durante la quale il Manchester United ha superato proprio i Reds per titoli nazionali vinti (20 a 18).
Una rivalità che quest'anno ha prodotto il suo diabolico contrappasso. Nella stagione più difficile per lo United, relegato nell'anonimato, risplende lo stellone di Anfield che a sei giornate dal termine sogna ad occhi aperti. Dopo la cinquina rifilata a dicembre, ieri i Reds hanno sotterrato con altri quattro gol il Tottenham, al termine di una partita sbilanciata fin dal primo minuto. E mai in discussione. Perché tra le specialità di questo Liverpool ci sono proprio le partenze lampo: nelle ultime 21 partite ha segnato almeno un gol nel primo tempo.

Con quella di ieri salgono a otto le vittorie consecutive, 12 partite senza sconfitte: l'ultima battuta d'arresto risale a dicembre (contro il Chelsea). Da allora nessuna squadra ha tenuto il passo della banda di Brendan Rodgers, tecnico delle giovanili del Chelsea ai tempi del primo Mourinho, con un'apprendistato sulla panchina dello Swansea. «Il prescelto con attenzione», l'ironico striscione che campeggia ad Anfield, con riferimento beffardo a David Moyes, il prescelto (da Sir Alex Ferguson) nell'occhio del ciclone. Il nord-irlandese ha costruito una macchina da gol irresistibile, 88 reti in 32 partite, migliore attacco del campionato (e già record assoluto per i Reds). Merito di un'impostazione a vocazione offensiva ma anche dei suoi sublimi interpreti. A cominciare da Luis Suarez, trattenuto contro-voglia la scorsa estate quando faceva i capricci per essere ceduto al Real Madrid. Il centravanti uruguaiano, nel frattempo perdonato dai frequentatori della Kop, è salito a quota 29 gol, un altro record nella stagione della riscossa. Un'altra leggenda di Anfield, Robbie Fowler, si era fermato a 28 gol nella sua migliore annata. Al suo fianco, una spalla d'eccezione, l'inglese Daniel Sturridge, 20 gol. L'accelerazione dei Reds è concisa con il suo ritorno in squadra dopo un lungo infortunio. Uno dei tanti giovani, come Jon Flanagan, Joe Allen e Raheem Sterling che non erano neppure nati al tempo dell'ultimo trionfo.

Ci ha pensato Steve Gerrard a spiegare loro il blasone dei Reds, cinque allori continentali (l'ultimo, nel 2005, nella rocambolesca notte di Istanbul). A 33 anni forse non ci sperava più il capitano che, grazie agli 11 gol stagionali, ora insidia il record di marcature di Kenny Dalglish (172). «Sarebbe stupido ora non crederci», ha dichiarato ieri. Probabilmente dopo aver dato uno sguardo al calendario. Due punti di vantaggio sul Chelsea, quattro sul City, ospiti graditi ad Anfield prossimamente. Tra due settimane la sfida contro i Citizens, a fine aprile quella con i Blues. Vincerle entrambe significherebbe il titolo al 99%.

Non è mai stato così vicino il campionato nel recente passato. Neanche quando, con Rafa Benitez in panchina, i Reds avevano chiuso al secondo posto. «Il sogno è per i nostri tifosi», gongola Rodgers, rivolgendosi a quei 533 milioni di supporters sparsi nel mondo che attendono da un quarto di secolo il ritorno al neoclassicismo.