Lombardia colombiano Aru non è in giornata ma «libera» Rosa tardi

Il gregario riprende la fuga decisiva, poi paga in volata e si fa rimontare da Chaves

Pier Augusto Stagi

Bergamo Può un colibrì travestirsi da gazza ladra? Chiedetelo a Diego Rosa, che ieri pomeriggio sul calar della sera, sul Sentierone - il salotto di Bergamo pensava di aver già in tasca il Lombardia edizione numero 110. Non aveva fatto i conti con il piccolo scalatore colombiano, che come un falco ha raggiunto e superato il povero Rosa che ci è rimasto con un palmo di naso.

Tutto nel raggio di pochi metri. Forse dieci, non di più. Dieci metri per passare dalla gioia al dolore. Dal riso al pianto. Chaves, che il buonumore non lo perde mai nemmeno quando perde il Giro da Nibali al penultimo giorno, ha tutti i motivi per mostrare il suo sorriso splendente e contagioso. Diego Rosa non si capacita di quella volata, di quei dieci metri beffardi e interminabili, che sono i più duri dei 241 km percorsi su e giù per la Lombardia.

«Ci ho creduto davvero, sapevo di essere battuto in volata con Chaves, ma ci ho provato fino alla fine ha detto con gli occhi gonfi il piemontese dell'Astana -: se tornassi indietro rifarei la stessa volata. Se fossi uscito dall'ultima curva con qualche metro di vantaggio era fatta. Non avevo altra scelta, per provare a vincere». Nessuna polemica invece con Fabio Aru e con la squadra per la gestione della corsa e delle energie: «Visti i miei risultati, non ero certo io il numero uno della squadra, era giusto che lavorassi per Fabio. Poi quando si è in salita, tirare o stare a ruota è in pratica la stessa cosa. In una corsa dura e massacrante come il Lombardia c'è poco da fare tattiche: qui vince chi è il più forte. Io però non sono stato debole. Ma ve lo prometto: tornerò per vincere».

La vittoria di Chaves è storica. È il primo non europeo a cogliere il successo nella classica delle foglie morte arrivata quest'anno all'edizione numero 110. Chaves è stato sicuramente il più forte, visto che è stato lui ad accendere la miccia e a portare via la fuga con Uran, Bardet e Rosa appunto.

Una gara bella e avvincente, dura come poche, selettiva come nessuna. Ai piedi del Ghisallo è partita una fuga a quattro composta da Caruso (Bmc), Cherel (Ag2r), Molard (Cofidis) e Denifl (Iam). Proprio il siciliano della Bmc ha poi resistito da solo fino a 45 km dall'arrivo. Sul Selvino, nel gruppo dei big, il primo a scattare è stato Chaves con Uran a ruota. Rosa, insieme a Bardet è andato a riprendere la coppia di testa. E poi è stata battaglia fino al Sentierone di Bergamo che ha incoronato il 26enne scalatore colombiano, secondo al Giro e terzo alla Vuelta, recente vincitore anche del Giro dell'Emilia e che con il Lombardia si consacra campione a tutto tondo.

Ha deluso invece Fabio Aru, che ha avuto il solo merito di lasciar spazio a Rosa quando ha sentito di non essere in giornata. Quando ha perso il treno di Chaves, Uran e Bardet. Per il sardo va in archivio una stagione magra e agra. Terminata esattamente come era incominciata: male.

È bene che ci metta una pietra sopra e volti pagina. È bene che pensi a quello che verrà. Forse ha solo sbagliato a credere che fosse tutto troppo facile, tutto in discesa. Ma un conto è pensare di essere già campioni, un altro è diventarlo.