Londra rischia la faccia Scioperi e trasporti in tilt

Incubi per gli inglesi: vogliono garantire agli atleti spostamenti di 20 minuti Ma i mezzi forse non bastano, alcune banche impiegano i dipendenti da casa

Londra Una frenetica attesa, carica anche di ansie e incertezze, colora la lunga vigilia che precede la cerimonia di apertura delle XXX Olimpiadi moderne. La macchina organizzativa sta mettendo a punto gli ultimi dettagli, ora la concentrazione si è spostata sullo spettacolo di venerdì prossimo che aprirà ufficialmente i giochi londinesi. Per timori legati ai trasporti la cerimonia è stata accorciata di 30', così da consentire il regolare deflusso via metropolitana degli 80mila spettatori che assisteranno allo show ideato dal premio Oscar Danny Boyle. E proprio i dubbi sulla rete di trasporti pubblici, o meglio sulla sua capacità di sostenere il sovraccarico nei 17 giorni olimpici, è uno dei principali temi di dibattito sia sui media che presso il comitato organizzatore. Perché nonostante gli sforzi e i cospicui investimenti, non può esserci la certezza che tutto funzionerà alla perfezione.
I quattromila treni in più in circolazione, la navetta veloce “Javelin” che in sette minuti collega il villaggio olimpico al centro di Londra, la teleferica sul Tamigi sono i segni tangibili di un intervento urbanistico che gli scettici però prevedono insufficiente. Perché i limiti strutturali della più grande metropoli d'Europa non potranno essere risolti con le campagne di questi ultimi mesi in cui si chiede ai londinesi di spostarsi in orari non di punta. E neppure grazie alla scelte di diverse banche di impiegare i propri dipendenti da casa. Gli organizzatori si difendono sostenendo che l'obiettivo di consentire ad almeno l'80% degli atleti di raggiungere il campo gara in meno di 20' è stato raggiunto. E rivendicando che comunque Stratford, la zona est che ospita il cuore dell'Olimpiade, verrà servita da oltre 10 linee capaci di trasportare ogni ora 270mila appassionati.
Ma accanto all'incubo di una congestione di traffico permanente – settimana scorsa sono state inaugurate le corsie olimpiche nelle strade centrali della capitale creando non pochi disagi – è forte il nervosismo per lo sciopero dei controllori di terra annunciato proprio il giorno della cerimonia che rischia di gettare nel caos gli aeroporti. Un problema in più per il governo che riparerà attraverso una precettazione forzata.
Il governo ha dovuto pure provvedere a richiamare dal fronte afghano 3500 soldati in più rispetto alle iniziali previsioni (circa 10mila) per ovviare al mancato reclutamento da parte della società appaltatrice di un numero sufficiente di agenti della sicurezza presso i vari impianti. Roventi polemiche e interpellanze parlamentari, anche la politica si è fatta sentire. Perché in palio non c'è solo l'orgoglio britannico, la scommessa di rivitalizzare l'east London, la determinazione di massimizzare gli investimenti che equivalgono ad una manovra fiscale italiana (12 miliardi di euro).
In palio c'è anche la credibilità organizzativa della Gran Bretagna, che si vanta (a ragione) di aver inventato molti sport e codificato quasi tutti. Ma anche rivendica (non sempre in modo giustificato) un primato d'efficientismo.
Da venerdì prossimo gli occhi di tutto il mondo si concentreranno dunque sulle sponde del Tamigi. Ma non potranno non cogliere l'euforia e la partecipazione popolare che a Londra è già forte e tangibile. La corsa ai biglietti, letteralmente volatilizzati, ne è la prova. Così come il contagioso entusiasmo delle migliaia di volontari che – ha giustamente detto Sebastian Coe, presidente del Locog – sono il vero motore di queste Olimpiadi.
Giochi all'insegna della multietnicità, perché Londra è la prima sede olimpica in cui abitano comunità etniche di tutte le nazioni partecipanti (204).
Giochi all'insegna del rispetto ambientale, e della pioggia, attesa in abbondanza soprattutto nella prima settimana.