L'operaio Vettel rimette la Ferrari in prima fila

Gp del Bahrein. Lezione di guida: Seb centra il secondo tempo dopo un giro spaziale. "Bello sapere che la Mercedes sente pressione. E in gara posso far meglio"

Pole di Hamilton, Vettel secondo e in prima fila, Alonso lontano, dimenticato, scordato, un ricordo, preistoria, non più solo pilota ma ridotto a unità di misura, termine di paragone della rivoluzione ferrarista. Perché se nelle gare, nei long run, nell'accarezzare le gomme soft lungo i tre Gran premi fin qui disputati c'era e c'è molta Rossa, nella prima fila di Seb, la sua seconda volta quest'anno là davanti - la prima sull'asciutto - c'è molto, ma molto Vettel. Per dire: Alonso, oggi, con uguale macchina, non sarebbe mai riuscito a salire fin lassù, si troverebbe invece poco più indietro, a giocarsela con i Raikkonen, i Rosberg, i Massa. Poi, certo, eccome, ci regalerebbe una gara mastina delle sue, in ossessiva rimonta lottando per la vittoria, però, suvvia, molto meglio il metodo Seb: giro da urlo, prima fila, tempone e tanta meno fatica da fare oggi in gara. «E dire che all'inizio non riuscivo a trovare il ritmo» dice adesso il ragazzo con quella faccia lì semplice semplice. «Poi mi sono però sentito sempre più a mio agio e alla fine siamo riusciti a mettere pressione alle Mercedes. Adesso mi serve una bella partenza visto che in gara siamo ancora più vicini e bene così se gli altri sono preoccupati».

Dice cose, Seb. E le dice con un finto candore che conquista. Sarà il rosso della tuta, sarà che la pressione maranelliana gli ha scavato di più il viso, ma con quel tutone largo di due taglie più grande sembra un giovane operaio appena uscito dalla catena di montaggio e questo lo avvicina a tutti, alla critica, ai tifosi, a tutti noi pincopalla della vita. Seb non ha nulla di Hamilton rock and pop and rap con la pole in tasca, la quarta di fila quest'anno, la numero 42 in carriera che però sono tre in meno di operaio Vettel. E Seb non ha nulla dell'algido Raikkonen comunque pirlato e quarto in griglia che un po' si lamenta e un po' no quando dice «sono deluso, è inevitabile, avrei voluto essere più avanti, in prima fila, ho sottovalutato il grip, l'aderenza, la macchina va bene e avrei potuto spingere di più...». Onore alla franchezza visto che si sta giocando il rinnovo. Vettel, soprattutto, non ha niente di Nico Rosberg che sembra uscito dal collegio, che è molto figlio di papà però ha anche la franchezza disarmante di dirti «sai che sono stato uno scemo, ho pensato troppo alla gara e quello lì mi è passato davanti in qualifica...». Quello lì è ovviamente l'operaio Vettel. Un operaio che nella schiscetta ha oggi tutto l'occorrente per vincere. E farci sognare. Meglio dire... farci ingozzare.

Commenti

precisino54

Dom, 19/04/2015 - 10:54

Chissà perché avevo sempre visto Vettel con diffidenza, avendo lui vinto con una macchina perfetta, e spesso oltre le regole. Pensavo non fosse così: preciso e pure "operaio"; debbo riconoscere che umanamente lo vedo meglio di Schumi e di Alonso; in ogni caso mi sembra di vedere una macchina che nelle sue mani è più liscia e "sembra" andare sui binari; vedremo nelle prossime gare augurandoci che il gap si riduca sempre più per un finale di stagione finalmente da Ferrari.