l'opinione 2

Sembra un altro episodio del duello rusticano che da mesi Antonio Conte e la Juventus stanno disputando dopo quel divorzio traumatico e magari c'è qualcosa di più. L'“accorata“ difesa di Andrea Pirlo, firmata ieri mattina a Palermo dal ct prima di sfidare la Bulgaria, è solo una segreta speranza che ha preso a germogliare nel suo animo da quando l'ex genio del calcio italiano ha preso l'aereo per New York. Il ragionamento pubblico di Conte è stato il seguente: «Pirlo è un insostituibile, se gioca da 6,5 e non da 9 viene giudicato negativamente». Può sembrare un pizzicotto alla critica che ha recensito con voti insufficienti la prova fiorentina contro Malta dell'americano, ma è anche una diabolica risposta diretta al dg juventino Marotta che ha consigliato Pirlo di «scegliere il momento in cui smettere».

Nei giorni in cui il regista è finito dietro il banco degli accusati, la dichiarazione del dg bianconero è sembrata, a Pirlo e al suo ct, una pugnalata alle spalle. Conte non ha fatto l'avvocato difensore di Pirlo per semplice spirito di appartenenza o per regolare qualche conto personale. No. Ha fatto in privato un calcolo semplice semplice. Andrea è apparso lento, macchinoso e fuori forma adesso, ma quando si partirà per l'europeo francese, giugno del 2016, al contrario dei suoi sodali, sarà brillante nella forma e per niente spolpato dalle fatiche poichè il campionato americano riprenderà a marzo. E nel frattempo potrà svezzare Verratti a cui ha chiesto di colmare le sue evidenti attuali lacune («velocizzare e verticalizzare il gioco»).