Lorenzo & Marquez La dura lezione a Pedrosa e Valentino

Prodigio Marquez è davanti a entrambi di 34 punti, ma loro sono tutt'altro che pari, uguali e simili nonostante la classifica fotocopia che li accompagna dopo ieri, Misano, Gp di San Marino e altro podio tutto iberico, primo Jorge e poi Marc e poi Daniel. Di uguale, Lorenzo e Pedrosa hanno solo la disperata certezza di essere pronti a tutto per recuperare sul ragazzino, ma per il resto sono uno lontano dall'altro anni luce. Perché Marquez che ha tramortito il motomondiale e i rivali e guida nella stagione del debutto la classifica iridata è nel cuore di Jorge lo stimolo che non aveva più, il faro che, persi per via rivali come Rossi e Stoner, andava cercando per riaffermare se stesso. A Misano l'ha dimostrato. Non ha vinto, di più, ha dominato, si è involato, ha tenuto ritmo ossessivo per sfiancare non tanto il ragazzino alla fine secondo ma il suo desiderio sempre inesauribile di andare a prendere il primo anche quando tutto pare impossibile. Per Jorge, dopo la spalla distrutta, il rientro dolorasamente anticipato, dopo tutto quello che gli è accaduto durante l'estate, questa seconda vittoria di fila lo rilancia nel mondiale e soprattutto dentro se stesso. Perché di nuovo conscio di essere se non il più forte, l'altro più forte.
Completamente diverso lo stato d'animo di Daniel Pedrosa, affascinante e tenero mix di talento e onesta bontà di pensiero. Merce rara nel mondo agonistico in genere e tantopiù in quello che corre e accelera popolato com'è di cannibali. Quando a fine gara dice «io più di questo non potevo fare, ho tirato fuori tutto» e lo dice commentando non un'impresa ma una sonora sconfitta ad armi pari, lui su Honda extraterrestre contro Marquez su stessa moto, difatto sventola bandiera blanca non tanto sulle speranze di ritornare in corsa nel mondiale - in fondo la matematica lo piazza accanto a Lorenzo a 4 Gp dal termine - quanto nel morale, nell'Io, nell'ego del pilota che necessariamente deve sentirsi il migliore o a parità di moto il migliore. Perché Daniel ieri ha perso per sempre qualcosa. Senza se e senza ma. Lo sanno gli altri. Lo temeva anche lui. Da ieri ne ha la certezza.
E c'è un altro campione che torna dal circuito adriatico con nuova e probabilmente definitiva consapevolezza di sé. E' Valentino che resta, e l'ha dimostrato, innegabilmente fra i grandi di questo sport, ma il quarto posto a parità di moto con Lorenzo lo spinge da uomo intelligente qual è a prendere coscienza che un tempo glorioso è andato. Lo rivela quando dice «non ce la facevo a tenere il loro ritmo ed ho preferito arrivare quarto». Loro di Marc, loro di Pedrosa per di più sconfitto. E quando aggiunge «Jorge fa paura, riesce a partire veloce anche dalla prima curva, non sbaglia una partenza, fa la differenza, è veramente bravo». Daniel e Vale, un ottimo pilota e un fenomeno di pilota. Alle prese con una confessione. Forse una resa.