L'Osvaldo-ter è una magia. Mazzarri è dietro le due big

Atalanta battuta dopo 4 anni. La squadra nerazzurra cresce, ma fatica a piazzare il ko Palacio sbaglia un rigore. Icardi infortunato

L'Osvaldo ter (terzo gol campionato) è stata la magia a render felice e dolce la notte di San Siro e dell'Inter. L'Inter va seppur con i suo singulti d'autore, i gol sudati e gli svarioni da brivido. Si è preso il palcoscenico l'italo argentino, ha messo la chicca il camomilla Hernanes, che la panchina deve avere convinto al calcio d'autore con quella sua punizione finale. Gol spettacolo e spettacolo di gol (in aggiunta pure due pali) che servono ai nerazzurri la prima vittoria dopo quattro anni di magre contro l'Atalanta (ultimo successo: a San Siro, 3-1 nell'aprile 2010). L'Inter si assesta subito dietro alle grandi in attesa di verifiche, ancora una volta trova forza dal calcio qualità di Kovacic e dal sale e pepe di Medel e Guarin. E Icardi che si è preso una brutta botta alla coscia destra, si è reso utile uscendo e lasciando il posto a Osvaldo.

Anche se la squadra di Mazzarri ha fatto di tutto per complicarsi la partita. Sennò non sarebbe Inter. Intendiamoci, l'Atalanta è già difficile di suo da affrontare, ma se la gente nerazzurra fa cilecca con uno dei suoi piedi nobili e spreca occasioni tutto diventa più preoccupante. Thohir, in tribuna con Moratti e la corte dirigenziale, avrà messo in atto ogni scongiuro vedendo Vidic colpire di testa e prendere il palo dopo 16 minuti, Icardi cominciare a zoppicare (e lasciar posto a Osvaldo) dopo un calcione di Benalouane, Palacio beatificare il portiere dell'Atalanta con un tiraccio dopo uno splendido invito verticale di Kovacic. E, infine, gran risata della sorte, quel rigore fallito, procurato da un abbraccio dell'ingenuo Benalouane su Ranocchia e spedito con piede morbido (e fuori mira) da Palacio per la gloria di Sportiello, che avrà inciso la parata come una tacca sulla colt.

Fino a quel punto la sorte si è presa gioco del mal di pancia nerazzurro e di tutti quei lamenti che chiedono sempre rigori ad ogni cader di foglia in area. Stavolta il rigore c'era, nonostante una sorta di blocco ai danni dell'energumeno Belaouane. Che poi l'Inter butti via i tiri dal dischetto lo dice la storia anche recente. E l'errore di Palacio, che poi prenderà un palo nella ripresa, parla di un giocatore con riflessi non ancora pronti e qualche difficoltà di forma soprattutto fisica.

Ma, al di là, di questi errori l'Inter ha cercato di imporre gioco, se non personalità. Ha preso corpo minuto dopo minuto. Inizio un po' stento, squadra un po' lunga, Atalanta bella compatta e pronta ad aggredire. La Nerazzurra ha tenuto botta con la grinta di ercolino Medel, implacabile acciuffa palloni, mentre i colpi verticali di Kovacic e Guarin cercavano di far filare palloni e attaccanti verso la porta. Nel primo tempo Inter un po' fragilina, quasi assenteista sulle fasce laterali, Atalanta più soda fra centrocampo e difesa, ma proprio poca cosa in attacco: Moralez e Bianchi tuttofare un po' a vuoto. Non a caso, la fine del tempo ha sommato 10 tiri nerazzurri e tre bergamaschi mentre la partita ha dimostrato la superiorità interista e qualche ingenuità difensiva avversaria.

Poi il gol di Osvaldo: perla calcistica, a beneficio di qualunque amante del pallone, dopo gli svarioni che richiamavano cattivi presagi. Guarin ha messo un cross basso e l'italo-argentino si è inventato la girata da centravanti vecchia maniera, dopo aver spostato l'armadione Belaouane, sempre lui, del tanto a trovar spazio per il colpo da circo.

E se il secondo tempo non è stato così ricco di fuochi d'artificio (tiri pochi e mal centrati) fino alla punizione da artista, bella con palla a giro, di Hernanes, ha però confermato che l'Inter fatica a trovare il colpo che metta ko le avversarie (ha segnato al 40 primo tempo e al 41 della ripresa), ma che la squadra ha più potenzialità e qualità dell'anno passato.