Luci rosse, intrighi e gomme pazze. È Formula "creativa"

Il Circus cerca sempre finali complicati per vicende semplici. Alla fine si risolve tutto perché è un cinema. Ed esige il lieto fine

Nostro inviato a Silverstone

Forse è questione d'invidia. Forse il doping nel ciclismo dà loro fastidio. Forse le scommesse nel calcio li indispettiscono. E allora, forse, la gente della F1, da Ecclestone in giù, s'inventa periodicamente qualcosa per ottenere attenzione. Il dubbio viene, non è possibile che questo sport vada avanti così, cacciandosi ogni volta nei guai e ogni volta in modo diverso. Andando a ritroso, da gomma pazza di domenica a Silverstone, è infatti un festival con molte sceneggiature diverse. Ognuna con il solito finale e solita morale: alla fine si risolve tutto, ma come sarebbe stato semplice farlo prima. D'altra parte, viaggiando nel tempo ci si accorge che la F1 è sport popolato da gente che ama complicarsi l'esistenza. Flavio Briatore, che poi l'esistenza in F1 in effetti un po' se l'è complicata con il famoso crash-gate di Singapore 2008 per il quale venne processato e condannato dalla Fia con l'accusa di aver spinto Piquet jr ad andare a sbattere per favorire il compagno Alonso, anni prima aveva confidato di essere molto preoccupato al debutto in F1. «Perché da fuori» diceva, «mi sembrava così sofisticata, tecnologica, con persone preparatissime. Poi, una volta arrivato, mi accorsi che era molto più semplice. Solo che la gente della F1 amava complicarsi la vita…».
Ieri Adrian Newey, il papà delle Red Bull, se ne è uscito così: «Per evitare il disastro delle gomme scoppiate sarebbe stato sufficiente che i team avessero acconsentito alla richiesta Pirelli di tornare a pneumatici in kevlar come nel 2012… Ma delle squadre (sott'inteso Lotus, Ferrari, Force India, ndr) non volevano perché temevano di perdere competitività. I team hanno la vista corta…». Newey ha però sorvolato sulla sua Red Bull, ora difensore Pirelli, che per settimane aveva accusato Pirelli di fare gomme da schifo. E ha chiuso un occhio sulla Pirelli stessa che se solo avesse ammesso quello che ora è chiaro a tutti, e cioè che c'erano anche problemi di sicurezza, l'unanimità di voto per tornare a gomme 2012 sarebbe stata automatica. Ma, forse, sarebbe stato troppo semplice…
La F1, nel complicarsi la vita, è grande sceneggiatrice di se stessa. Per dire: nel 2007, due geni dell'intrigo finirono sotto processo per la spy story Ferrari-McLaren. Uno di questi andò a fotocopiare 800 pagine di disegni per costruire una Ferrari in un negozio che era poco più di una tabaccheria. Capirete lo stupore del titolare che poco dopo chiamò Maranello. Fu processo e multa stratosferica per la McLaren e poi tutto finì a tarallucci e vino. Poco dopo, anno 2008, Hamilton fece figura di emme worldwide perché mentì su una manovra furbesca ai danni di Trulli e fu subito pizzicato a contar bugie. Pochi mesi dopo il giornale scandalistico News of the world mostrò al mondo le immagini di Max Mosley, presidente della Federazione, nudo e intento a farsi sculacciare da donnine a pagamento camuffate da naziste. Si deve dimettere, tuonò l'ambiente. Ma a sorpresa il mondo dell'auto lo perdonò.
Ora c'è Jean Todt al vertice della Fia. Che per non avere grane diertte ha creato un tribunale indipendente per i processi. Gli indipendenti in toga hanno esordito con la sentenza farsa sul test gomme segreto Mercedes-Pirelli che a suo modo è legato agli scoppi di Silverstone. Capirete l'imbarazzo Fia. Ancor più grande adesso dopo i pericoli corsi in pista e con i piloti (vedi Massa domenica e il boss McLaren Whitmarsh che conferma «il rischio di boicottaggio c'è») che parlano di non correre in Germania. Todt sa bene che sarebbe bastata una sua parola, «sicurezza», per approvare ogni tipo di norma senza voti e riunioni. Avrebbe potuto farlo due mesi fa. Ora però è passato all'azione e ha deciso di liberalizzare i test Pirelli in programma dal 17 al 19 a Silverstone con monoposto del 2013: niente «young drivers» ma piloti veri. E niente Mercedes, perché i birichini sono esclusi per punizione. Un altro finale complicato per una vicenda semplice. E ovviamente a lieto fine.