Luis Alberto e Parolo scatenati Lazio senza pietà con il Sassuolo

Vanni Zagnoli

C'è sempre più Lazio, autrice di una sestina storica. Con il Sassuolo va sotto su rigore, per il tocco di De Vrij su Matri, Berardi trasforma dal dischetto, riscattando un vecchio errore con la Roma. I biancocelesti reggono il doppio impegno, pareggiano all'intervallo con la punizione procurata da Lucas Leiva, erede di Biglia, atterrato da Sensi. Luis Alberto aggira la barriera di destro, fa balzare Consigli a vuoto. Il centrocampista spagnolo merita la nazionale, è abile negli inserimenti e al tiro (siglerà il 3-1), come Julio Alberto, mancino del Barcellona che matò la Juve nei quarti di coppa dei Campioni, 31 anni fa.

Inzaghi ha un po' di quel Trapattoni, è avveduto e persino più spettacolare, anche senza Platini. Il Sassuolo perde l'olandese Letschert per infortunio, lotterà per non retrocedere come solo al debutto in A. Gioca discretamente, Bucchi è alla 6ª stagione in panchina, molto più esperto di Inzaghino eppure poco concreto. Convincono i gregari biancocelesti, lo spagnolo Patric e il montenegrino Marusic peccato solo che gli italiani in campo siano solo gli azzurri Parolo (doppietta) e Immobile, pericoloso alla ripresa e marcatore del 6-1. La squadra del distretto delle ceramiche ha appena 4 stranieri, Lirola fra un anno tornerà alla Juve, in difesa non è credibile, ma neanche i compagni. Duncan piace all'Inter, non salta sul 2-1 di De Vrij, fra i migliori centrali al mondo. Adjapong ruba il posto a Peluso, subentrato e infortunato, è altrettanto vulnerabile.

Il presidente Lotito è da quarto posto, a differenza della Salernitana, la personalissima seconda squadra, condivisa con il cognato Mezzaroma. Come vice di Reja aveva Bollini, oggi seconda scelta rispetto a Inzaghi nella Salernitana, a sua volta ripiego rispetto a Bielsa nella Lazio. Ma questa Lazio è loca solo per il talento: meglio che il loco sia finito a Lilla, Inzaghi è domabile quanto determinato.