L'ultima giocata di Totti. Dice addio alla Roma nel giorno dello scudetto

scudetto Domani la conferenza stampa: il 17 giugno di diciotto anni fa vinceva il campionato...

Francesco Totti non ha più bisogno di tempo, ha fatto la scelta più dolorosa: dopo 30 anni lascerà la «sua» Roma. E per spiegare i motivi ha scelto una data (il 18° anniversario dell'ultimo scudetto giallorosso) e una sede (il salone d'onore del Coni, «autorizzato» dal presidente-amico Malagò) indicative. La conferenza di commiato di domani alle 14 non poteva certo avere come scenario la sala Champions di Trigoria (dove il 14 maggio scorso si era consumato l'addio di Daniele De Rossi, l'altro simbolo della romanità «ammainata») nè la nuova sede del club all'Eur.

Il traumatico addio è maturato nelle ultime settimane con le scelte arrivate dall'alto sempre più in contrasto con i pensieri e i desideri dell'ex capitano: Petrachi ds non ancora liberatosi dal Torino e soprattutto Fonseca allenatore, dopo che Totti si era speso in prima persona per Conte, aveva contattato Gattuso e convinto i dirigenti - in primis proprio Petrachi - dell'incompatibilità «ambientale» per Mihajlovic.

La decisione definitiva è invece stata presa solo nelle ultime ore. Ovvero dopo la lettera del presidente Pallotta, pubblicata venerdì sul sito della Roma e nella quale si ribadisce la centralità del consulente «ombra» Franco Baldini. Da anni il nemico di Francesco che in un'intervista, poco prima di tornare nell'organigramma della Roma (era il 2011, gli albori dell'era a stelle a strisce a Trigoria), definì «pigro». E qualche tempo dopo, in un pranzo a Trigoria, disse chiaramente all'ex capitano che stava pensando alla sua cessione. «Baldini mi considera il male della Roma perché a suo dire condiziono troppo l'ambiente», ha raccontato Totti nella sua autobiografia.

In più Pallotta, la cui lontananza da Roma che dura da oltre un anno comincia a essere un problema (il Ceo Fienga ha dovuto fare i conti in un mese con l'addio dei due simboli della Roma), riconoscendo a Totti meriti e capacità uniche aveva però precisato di voler dare a Totti tutto il tempo necessario per decidere il suo futuro e accettare il ruolo da direttore tecnico. Peccato che ora si costruisca la squadra per la prossima stagione e che la proposta della società di una «promozione» per Totti (di fatto mai ufficializzata in maniera netta) sia arrivata troppo tardi. «Faccio fare il lavoro sporco a Francesco, ora si può incidere poco...», disse De Rossi un mese fa. Un messaggio sul quale evidentemente Totti ha riflettuto molto, cominciando ad aprire gli occhi sulla realtà. «Se mi stanno a sentire, forse molte cose cambieranno a Trigoria». Non è successo.

Ecco che domani Totti spiegherà che in questa Roma non c'entra niente, ribadendo che le strategie comunicative sono prese a Londra da Baldini, e che le cose non sono andate come sperava quando indossò giacca e cravatta. I rumors stampa sul rapporto fra lui e De Rossi e le modalità con cui è stato congedato il compagno di tante battaglie hanno fatto il resto. Persino il mancato arrivo di Conte lo ha vissuto come una personale sconfitta. Da domani dirà basta e c'è da credere che vivrà il momento del distacco definitivo dalla «sua» Roma con la stessa commozione di quando salutò l'Olimpico strapieno a fine carriera. Un possibile ritorno? Solo se in futuro qualche sceicco del Qatar (che lo vuole come testimonial del prossimo Mondiale, anche Gravina lo corteggia per un ruolo in Figc) entrerà nell'azionariato della Roma...

Commenti

Klotz1960

Dom, 16/06/2019 - 18:59

Sono anni che Totti avvelena la Roma. Getta il sasso e nasconde la mano. Chiedete a Spalletti e a mezza Roma.