L'ultima sfida mondiale Un campione tricolore o uno con due bandiere

Dilemma Marquez: se vince dovrà decidere come festeggiare. Da spagnolo o catalano?

di Benny Casadei Lucchi

Domani, comunque vada a finire, sconfitta o vittoria, Marc Marquez perderà. Perché gli toccherà vivere una grande delusione sportiva o un enorme imbarazzo personale. In un caso, a guardarlo battuto ci sarà l'Italia in festa; nell'altro, ad applaudirlo dominatore troverà la Spagna divisa e pronta a non perdonarlo. In ogni modo, un brutto momento. Merito e colpa di questa strana situazione stanno racchiusi in due sogni profondamente diversi ma che convergeranno su di lui nello stesso giorno e alla stessa ora: il sogno mondiale del Dovi e della Ducati; e il sogno dell'indipendenza catalana.

Marc perderà un attimo dopo aver tagliato il traguardo del Gran premio di Valencia, quando lui e la sua Honda e Andrea Dovizioso e la propria Rossa avranno messo la parola fine a questo mondiale. In quell'istante potranno accadere due cose: l'italiano sull'italiana avrà scritto il più bel capitolo del nostro motociclismo, recuperando i 21 punti di svantaggio su Marquez e regalandoci un campionato tutto tricolore come non accadeva da 45 anni, da Agostini e la MV Agusta. Oppure, in quel momento, Andrea potrà non esserci riuscito e il titolo sarà andato a questo catalano di Spagna. Ma sarà spagnolo, Marc, tagliando il traguardo? O sarà catalano?

Per la prima volta da quando il 27 ottobre scorso il parlamento catalano ha dichiarato l'indipendenza e l'Europa ha capito di aver sottovalutato troppi segnali, siamo tutti alle prese con un evento sportivo di portata mondiale che rischia di non sapere quale sarà la bandiera scelta dal suo padrone. Spagnola o catalana? A chi gliel'ha domandato nel giovedì di vigilia, Marquez ha risposto «nel caso vincessi il titolo userò quella con il 93, il mio numero». Problema: quel numero storpiato in bandiera confonderà i tifosi di tutto il mondo, e soprattutto dividerà ancor di più quelli di Spagna. Gli indipendentisti catalani è da tempo che accusano Marc di ambiguità e non gli perdonano di utilizzare lo stratagemma del numero per aggirare il problema. Prova ne sia che il 93 già divide: per gli spagnoli è un omaggio al Paese, per i catalani la prova del tradimento. E poco importa che in passato il pilota della Honda avesse festeggiato con la bandiera catalana e che il fumetto pubblicato negli anni scorsi per narrare le sue gesta fosse scritto in catalano.

I comprensibili ondeggiamenti di questo ragazzo di 23 anni, alle prese con qualcosa che non riescono a gestire neppure a Bruxelles e a Madrid, stanno creando attriti sotto traccia anche fra i piloti. Basti pensare che dei dieci iberici della Motogp, sette sono catalani: oltre a Marc, Pedrosa, Rabat, Pol e Aleix Espargaro, Rins e Vinales. Spagnoli dichiarati sono invece Lorenzo, Bautista e Barbera. Indipendentista convinto Aleix Espargaró che ha sottoscritto, come Piquet e Guardiola, il manifesto a favore dello sport catalano Guanyarem (vinceremo). Benché nel 2014 criticato dai tifosi spagnoli per non aver voluto afferrare e sventolare la bandiera nazionale dopo una vittoria, Marc nelle settimane scorse aveva cercato inutilmente di posizionarsi a metà strada. «Sono catalano in quanto vivo in Catalogna» aveva dichiarato, «però mi sento spagnolo perché la Catalogna è in Spagna. In fondo è semplice: è come un andaluso che si sente sia andaluso che spagnolo e sa che non esponendo la bandiera andalusa comunque non accadrà nulla».

Parole di buon senso. Anche se riguardano una vicenda politica dove a mancare è proprio questo. E infatti sono subito state strumentalizzate, affibbiando al campione della Honda la patente di ipocrita con il cuore in Catalogna e il portafoglio in Spagna. Perché chi lo paga, Honda a parte, è la Repsol, il colosso petrolifero spagnolo con sede a Madrid. Peccato che il maggior azionista sia la potente banca catalana La Caixa o che la Dorna che gestisce il motomondiale sia spagnola di Madrid ma diretta da un catalano come Ezpeleta. Basterebbe questo per lasciar in pace il povero Marquez. Ma forse, egoisticamente per noi italiani pensando a Dovi e alla Rossa, molto meglio così. Meglio che domani al via, ad agitare Marc ci sia anche la confusione in cui l'ha sprofondato il suo Paese. Quale Paese? Spagna o Catalogna?