L'ultima Vuelta del Pistolero Contador «Poi lascio le corse»

È sempre stato amato: dagli spagnoli e dagli italiani, che fin da subito l'hanno adottato. Ora Alberto Contador ha deciso di lasciare le corse in bici

È sempre stato un cecchino formidabile, un abile cacciatore, per questo è sempre stato chiamato El Pistolero. Per questo Alberto Contador appena prima di tagliare il traguardo invece di alzare le mani in segno di giubilo e vittoria con il pollice e l'indice della mano destra faceva il gesto della pistola, con quel sorriso splendido e abbacinante che l'ha reso cecchino amabile e perbene.

Amato Alberto Contador. È sempre stato amato: dagli spagnoli e dagli italiani, che fin da subito l'hanno adottato. Campione di prima grandezza, che ha saputo vincere anche negli anni difficili e soffocanti della dittatura (perché di dittatura sportiva e psicologica si è trattato) di Lance Armstrong.

Anzi, il proprio valore, il proprio talento lo mostra al mondo intero quando in maglia Astana vince il secondo Tour de France contrastando in modo particolare le resistenze e le angherie del campione texano compagno di squadra, che alla fine dovrà però inchinarsi al rivale più giovane.

Il campionissimo spagnolo, a 34 anni, ha annunciato ieri il ritiro con un video pubblicato sul suo profilo Instagram: «Dopo la Vuelta, smetto con il ciclismo», ha detto visibilmente commosso. A inizio stagione l'orientamento sembrava quello di proseguire almeno per un'altra stagione, o almeno fino alla corsa rosa.

El Pistolero vanta un palmares da fenomeno: professionista dal 2003, è uno dei sei corridori ad avere la tripla corona, al pari di Eddy Merckx, Jaques Anquetil, Felice Gimondi, Bernard Hinault e Vincenzo Nibali. Solo sei corridori nella storia del ciclismo che sono stati capaci di vincere almeno una volta tutti e tre i grandi Giri: Giro d'Italia (nel 2008 e 2015), Tour de France (nel 2007 e 2009) e Vuelta a España (nel 2008, 2012 e 2014).

Ha vinto tanto, Alberto. Il palmares parla per lui, ma potrebbe essere anche più pingue. Ci sarebbero anche un altro Giro d'Italia e un altro Tour de France, ma lo scandalo doping che l'ha travolto nel 2010 glieli ha portati via. Un caso piuttosto complesso e anche contorto, che scoppia nel mese di settembre quando l'Uci sospende provvisoriamente Contador per la positività al clenbuterolo riscontrata durante un controllo antidoping del 21 luglio precedente, giorno di riposo del Tour de France 2010. Alla fine viene condannato a 2 anni con effetto retroattivo: da agosto 2010 ad agosto 2012. Retroattivamente gli viene tolto anche il Giro che finirà a tavolino a Michele Scarponi: «Io quel Giro l'ho vinto perché sono stato il primo dei battuti da Contador, ma non sono stato il più forte», ha sempre ricordato con assoluta modestia il compianto campione marchigiano scomparso il 22 aprile scorso.

«Lo dico con il sorriso in volto, ci ho pensato a lungo e non credo che ci sia una corsa migliore di quella di casa per chiudere un'avventura come la mia - conclude il campione della Trek Segafredo - spero di incontrare tanti tifosi, vi aspetto».