L'ultimo mondiale di Bettini prima che l'Italia imploda

Con la cronometro, che proprio non è affare nostro (vittoria prevista di Martin su Wiggins e Cancellara, trio dinamite di un altro pianeta), con questo primo passo inizia di fatto il rovente conto alla rovescia di Casa Italia: meno quattro all'implosione finale. Tanti sono i giorni che restano al ct Paolo Bettini per prendersi finalmente una qualsiasi medaglia, dopo averla sistematicamente mancata nel quadriennale mandato. Ma soprattutto tanti sono i giorni che gli restano sull'ammiraglia azzurra: da lunedì si cercherà una nuova occupazione. Certo potrebbe essere il suo padrone, la federazione, ad accompagnarlo sul pianerottolo con tanti saluti, motivando il siluro con l'ennesimo fallimento. Ma la verità è che in qualunque caso Bettini non sarà più ct, neppure se la federazione lo pregasse: se ne andrà lui perché non ne può più. E non da oggi. L'impressione anzi è che se ne andrà con gusto ancora maggiore persino in caso - miracoloso - di vittoria trionfale.
Anche se in questi giorni di ritiro a Montecatini l'ambiente azzurro cerca di recitare la luna di miele - oddio quanto siamo uniti, oddio quanto ci vogliamo bene, oddio come remiamo tutti dalla stessa parte - la realtà conclamata è molto diversa: tra Bettini e il datore di lavoro, nella persona del presidente Renato Di Rocco, va come tra Brunetta e Epifani. Le scariche elettriche sono all'ordine del giorno. Bettini lamenta da sempre il disinteresse della federazione per la nazionale: detto sinceramente, ha mille ragioni. La nazionale non è supportata, ma sopportata. Nel Palazzo ormai hanno in testa soltanto il business delle gran fondo, quei raduni ad alta gradazione tossica che però rendono molti soldi, sfruttando a peso d'oro le velleità agonistiche di ex professionisti falliti e di tardoni eternamente frustrati. Siamo al punto che non solo una volta i corridori in odore di convocazione si sono ritrovati autoconvocandosi, varando lo stravagante volontariato azzurro. Peggio: ancora a luglio, Bettini lamentava che a due mesi dal Mondiale - sulle strade italiane, diamine - nessuno gli avesse ancora sottoposto un contratto. Risultano mail che comprovano l'incredibile scandalo. Ne esiste pure una esilarante: è del presidente Di Rocco, che si lamenta delle lamentele di Bettini, per la serie cosa vuole, ma chi si crede d'essere? La mail, indirizzata a una segretaria, per tragico errore dello stesso presidente è finita pure direttamente sul computer di Bettini. Commedia all'italiana.
Ci sarebbe molto da ridere, se non fosse tutto così triste. Già la squadra è quella che è: chiedono a Nibali, scambiandolo per Batman, o per Padre Pio, di vincere una corsa in linea che non è cosa sua. Sperano in Pozzato, certo più specializzato, ma sinceramente ancora piuttosto lontano dalla dimensione dei Cancellara, dei Gilbert, dei Sagan, dei Valverde: un giorno magari li raggiungerà, forse, chissà, ma suona vagamente fantascientifico che li raggiunga proprio domenica. Se ce la fa, è da cavalierato immediato nelle sale di Napolitano: perché di capolavoro made in Italy si tratterebbe, né più, né meno.
Già siamo messi così a livello sportivo. Noi però ci mettiamo sopra anche il carico del totale svacco federale, con un presidente molto più sensibile all'andamento economico dei Mondiali fiorentini - è nella società di gestione - che alla vita della squadra azzurra. Bettini forse non è un drago come ct, certo non può continuare a fare il ct in simili condizioni. Se la nazionale è diventata un disturbo, fa benissimo a levare il disturbo.