L'Ungheria revival a guida tedesca vuol replicare la Grecia

L'Irlanda del Nord tra postini e donnaioli. E il bomber islandese gioca per una colletta

Quando l'Ungheria vinse la sua ultima partita in un grande torneo internazionale, Gabor Kiraly aveva 10 anni e Zoltan Gera 7. Sono gli unici dell'attuale selezione magiara ad avere ricordi diretti, e non tramandati, del tempo che fu. Una potenza calcistica agli sgoccioli che ha dovuto attendere trent'anni per tornare a calcare un palcoscenico prestigioso, e lo ha fatto contro tutti i pronostici, guidata dai vecchietti terribili Kiraly (il portiere con la tuta, giocatore più vecchio 40 anni e 84 giorni - a scendere in campo in un Europeo) e Gera. Nessuna stella, tanta corsa, schemi semplici e un ct tedesco, Bern Storck, a dirigere il tutto dalla panchina. Una storia già sentita nel 2004 per la Grecia guidata dal suo connazionale Otto Rehhagel. Chi cercasse un po' di qualità nella compagine ungherese deve rivolgersi a Balasz Dzsudzsak, esterno dal sinistro educatissimo che ha dilapidato mezza carriera alla ricerca di denaro facile: il Daghestan hollywoodiano dell'Anzhi, la Mosca deluxe della Dinamo, prima di finire in Turchia. Adesso sembra a un passo dal Qatar, a soli 29 anni. Un inno allo spreco che magari qualcuno, vedendo la doppietta rifilata al Portogallo, potrebbe decidere di interrompere.

L'altra grande sorpresa, in rapporto al valore della squadra, è l'Irlanda del Nord: tra ex lavoratori (Conor Washington faceva il postino, Stuart Dallas lavorava in un cantiere edile), donnaioli impenitenti (Kyle Lafferty ha due famiglie e sei figli) e onesti pedatori di League One (la Lega Pro inglese), nemmeno il tifoso più ottimista poteva immaginare la Green and White Army agli ottavi. Devono tutti ringraziare il 31enne Michael Mc Govern, mostruoso tra i pali contro la Germania. Nella top 11 della fase a gironi stilata da Opta in porta c'è lui, battuto solo due volte in tre partite nonostante l'Irlanda del Nord sia una delle nazionali che ha concesso più occasioni da rete agli avversari. Niente male per un portiere mai uscito, calcisticamente parlando, dalla provincia scozzese.

Da un'Irlanda all'altra, la luce per i ragazzi dell'isola di smeraldo l'ha accesa Jeff Hendrick, centrocampista all-round del Derby County, serie B inglese. La differenza di categoria non si è vista né contro i campioni belgi, tanto meno contro gli italiani.

Brexit? Non all'Europeo, dove assieme all'Inghilterra anche le altre due compagini del Regno Unito hanno passato il turno. Nel Galles di Bale, curiosa la storia di Hal Robson-Kanu, ennesima rivelazione proveniente dal Championship inglese. Lui è nato a Londra, l'Arsenal lo ha scartato a 15 anni, l'Inghilterra lo ha sedotto nelle nazionali giovanili e poi abbandonato, così lui su consiglio della nonna - ha scelto il Galles. Il gol del successo contro la Slovacchia ha portato la firma di questo giocatore svincolatosi dal Reading dopo 8 stagioni. Lui, disoccupato, in coppia con il giocatore più costoso al mondo (Bale): anche questo è Euro 2016.

Non può mancare infine l'Islanda. Jon Dadi Bodvarsson proviene da Selfoss, paese sfregiato nel 2008 da un violento terremoto. Gente tosta, che non si lascia piegare dagli eventi. Bodvarsson ha inseguito il suo sogno partecipando a un progetto di raccolta fondi per favorire le attività sportive del paese. Con i soldi è andato in Norvegia, è diventato professionista, oggi gioca in Germania e, grazie al gol all'Austria, ha regalato alla sua Islanda la prima vittoria in un grande torneo.