Macalli sferra l'attacco ad Agnelli «Italia spolpata dalla tua famiglia»

Grandi manovre verso l'elezione del nuovo presidente Figc senza esclusione di colpi. Dopo l'entrata a piedi uniti di Andrea Agnelli, arriva la replica altrettanto dura di Mario Macalli, presidente della Lega Pro, che con il suo 17 per cento di quota elettorale avrà il suo peso nell'urna. «Io quando vado a lavorare produco e pago le tasse, lui e la sua famiglia fino a oggi hanno spolpato l'Italia - l'attacco di Macalli -. Cerchiamo di offendere meno. Non sono unti dal Signore, hanno solo il cognome e senza quello forse andrebbero in un tornio ogni mattina e vediamo quanti pezzi producono in un'ora. Io mangio a casa mia, non mangio con i soldi del governo italiano».
Macalli sostiene Tavecchio e la sua Lega dovrebbe votare compatta per il candidato dei Dilettanti, nonostante qualche piccola spaccatura. «In questi giorni la democrazia viene calpestata - prosegue -. Chi ha un programma si presenti e venga a prendere i voti, gli scienziati atomici che sento parlare non ci fanno paura, sento nomi sparati a vanvera. Io sostenni da solo Abete che, pur prendendo il 65%, non fu eletto: quelli che oggi ci vogliono dare lezioni sono gli stessi che hanno bloccato il calcio per anni».
Ed ecco l'attacco più generale alla Lega di serie A. «Per un anno e mezzo ha disertato il consiglio federale perché voleva più stranieri, oggi ci fa la lezione - aggiunge Macalli -. Chi è giovane ha il vantaggio di essere appunto più giovane dell'anziano, ma lo svantaggio che non sa se raggiungerà l'età dell'anziano. Fanno giocare il 60% di stranieri nelle loro squadre e il 90% sono pippe. Parlano di squadre B, ma quanti giovani hanno tirato fuori dai loro vivai? Da me non farebbero nemmeno i portinai».
«Se Agnelli si candidasse, io lo appoggerei, poi vediamo come vanno le cose - così l'attuale unico candidato alla Figc Tavecchio a Un Giorno da Pecora su Radio 2 -. Lui bravo? Non lo so, la Federazione non è roba da ridere. Io unico candidato? Ma arriveranno anche altri, grandi imprenditori. Se l'inadeguatezza dipende dalla statura, io sono alto 1,61. Sono stato il primo sindaco democristiano che ha fatto una giunta con un comunista...».