«Macché tabù San Siro, solo numeri...»

nostro inviato a Appiano Gentile

Questa della difesa a tre, ora che Christian Chivu è convocato e quindi arruolabile in campo, è bella. Andrea Stramaccioni ha detto: «Non nego che il suo recupero sia molto importante, perché completa la batteria di centrali e mi permetterà di fare qualcosa che ancora non ho potuto fare. In Italia undici squadre su venti giocano a tre in difesa». Gasperini Gian Piero per quei tre ci rimise la testa, esecuzione invocata dal popolo, erano i giorni del terrore, allenatori arrotati, dirigenza in ritirata. Adesso i tre dietro sono tornati a galla, un'alternativa che nasce dai gol subiti, senza soluzione di continuità rispetto al campionato scorso chiuso con 55 reti al passivo. Dietro qualcosa Strama deve inventarsi perché dopo aver fatto girare tutti gli specialisti del ruolo, il risultato non è mai cambiato. C'è però un'indicazione precisa, il più affidabile è stato Juan Jesus che nella scala gerarchica occupa l'ultimo posto. Con tutto il rispetto per Ranocchia (un giorno bene, l'altro male), Silvestre (stopperone vecchio stampo), Samuel (scricchiolii nel muro ma non si capisce da dove arrivino), e infine Chivu, un Trofeo Tim, la celebrativa con il Celtic, un tempo a Spalato e due giorni dopo un pestone al piede che lo ha tenuto fuori fino a oggi, 54 giorni. Strama ne ha cinque nel ruolo ma quanti buoni lo sta cercando di capire. E deve farlo con cautela perché all'Inter gira tutto alla grande finché non si toccano certe gerarchie, questo l'ha capito un minuto dopo il suo ingresso. Qualcuno azzardava che l'idea della difesa a tre non fosse esattamente un progetto autonomo ma il tentativo di accontentarne almeno tre su cinque e mantenere lo spogliatoio quieto. Ma Strama sa che alla fine a pagare sarà lui e questa faccenda della difesa è qualcosa di delicato, soluzione che non si può rimandare.
L'argomento dei tre dietro però intrigava anche perché altro non è uscito da questa vigilia con il Siena. Neppure il tormentone forzatissimo sulla maledizione di San Siro è credibile e Strama lo ha ridotto all'osso con una frase più che condivisibile: «Mi sembra più una questione di numeri che di gioco. Dobbiamo far parlare il campo, inutile fare proclami, ci teniamo a vincere, lo vogliamo per i nostri tifosi e per rimanere agganciati al gruppo di testa».
Palacio ancora fuori, Livaja rientra nelle retrovie, Coutinho non ha convinto, davanti sembra forzato l'impiego di Sneijder dietro alle due punte Milito e Cassano. Ci sarebbe anche Alvarez, e Stramaccioni non ha nascosto l'idea di utilizzarlo assieme all'olandese dietro a Milito. Ma su Cassano ha espresso solo lodi: «Giovedì l'ho visto in grande crescita sia atletica che di rendimento, ha fatto una bella partita, quella dove ha palesato la migliore condizione fisica da quando è qui».
Giovedi sera indicazioni ne ha date poche, sofferenza in campo, in panchina, in tribuna e in gradinata. L'Inter dovrà capire bene cosa vuol fare da grande e togliere dalla testa dei tifosi l'idea che l'Europa league è stato un obiettivo solo per i ritorni economici Uefa nella fase a gironi. Poi soldi ne entrano pochi e l'impegno diventa molto più gravoso con squadre ben motivate e generalmente già fuori dai giochi di campionato. Alla fine si è parlato anche di Siena. Se n'è stupito perfino Strama: «Ah, vi siete ricordati che giochiamo contro il Siena?».