Magica Flavia. La Pennetta si gusta la Grande Mela

La brindisina è in semifinale. Suo il derby con la Vinci: "Era da anni che non mi sentivo così in forma"

Quando si dice la catarsi. Al quarto tentativo Flavia Pennetta ha raggiunto la semifinale dello Us Open, sfuggitagli nel 2008, 2009 e 2011, battendo Roberta Vinci in un derby che più pugliese di così non poteva essere: l'una di Brindisi, l'altra di Taranto. Magica Flavia. In 65' ha steso l'avversaria per 6-4, 6-1 dominandola sotto ogni aspetto con 23 vincenti a 14 e 17 errori a 28. Quasi una formalità. In nottata avrà scoperto se domani in semifinale affronterà la favorita Azarenka o la rediviva Hantuchova. Neppure i genitori Oronzo e Concetta avrebbero mai pensato che la loro figlia giramondo, alla tenera età di 31 anni, uno in più della rivale, riuscisse a entrare fra le prime quattro dello slam americano dopo l'operazione al polso d'un anno fa e la discesa a precipizio nel ranking. Nella storia del tennis italiano c'erano riuscite solo in cinque. Vabbè che la francese Bartoli, vincitrice di Wimbledon, ha appeso la racchetta al chiodo, e che la russa Sharapova, la bella delle belle, s'è arresa a una spalla dolorante. Ma Flavia ha risalito la corrente come un salmone dimostrando di essere finita al posto 85 solo per disgrazia.

Adesso può gustare il miele riservato alle prime quattro e ricordare ai millanta fan (roba da mettere in crisi il suo sito) quello che aveva detto due anni fa quando mancò la semifinale con la tedesca Kerber sul filo di lana: «Ehi ragazzi, non fate quella faccia. Mica è morto qualcuno. Vedrete che mi ricapiteranno occasioni di questo tipo». Siamo sinceri. Nessuno le aveva creduto. Si pensava che la Pennetta avesse sprecato l'ultima grande occasione d'una carriera prestigiosa che l'aveva portata ad essere la prima italiana fra le top-ten. Invece no. In un testa-coda dal sapore beffardo, la brindisina è tornata in cima al tennis. E la sua corsa nella Grande Mela non è finita.

Ansiogeno l'avvio con entrambe le ragazze timorose di sbagliare e per questo protagoniste d'un tennis a singhiozzo. Poi Flavia ha preso il sopravvento sulla diagonale del rovescio e s'è aggiudicata in 41 minuti la prima frazione al terzo set-ball. Eppure aveva gettato al vento per quattro volte la palla del 5-2 sul servizio di Roberta che, in difficoltà nel gioco a fondo campo, aveva raggiunto la parità (4-4) con attacchi continui ma lì s'è fermata. A questo punto è come se si fosse spenta la luce della tarantina. Chissà quante volte il suo coach, Cinà, s'è chiesto perché cercasse il rovescio dell'avversaria, vale a dire il colpo più forte e solido, quasi a prova di errore. Male il servizio, perso per tre volte consecutive a cavallo dei due set, fuori misura il rovescio in slide. In un battibaleno la Pennetta s'è portata avanti per 4-0 nel set successivo prima di chiuderlo per 6-1 in 24'.

Per la Vinci continua la maledizione: un anno fa s'arrese alla Errani nei quarti, ieri non ha avuto una sola chance contro la corregionale. E così lo Us Open ha preso la via di Brindisi invece che di Taranto. Sentite Flavia: «Sono felicissima, era da anni che non stavo così bene. A metà del primo set ho cominciato a essere più aggressiva. E Roberta, devo ammetterlo, mi ha aiutata. Sì è un'amica. Ma la vita va così.