la MAGLIA NERA di

Cosa direste di un allenatore che non ha convocato Raul, il goleador più prolifico di Spagna, e domani sera manderà in panchina Fabregas, il centrocampista più gettonato al mondo? Un folle. Lo pensano in tanti del 70enne Luis Aragones, ct delle furie rosse, che se ne frega delle critiche, va avanti per la sua strada e ricorda ai detrattori: «Io ho infilato 16 risultati positivi con 14 vittorie e 2 pareggi. Chi ha mai fatto altrettanto?». Ma se non vince l’Europeo o quanto meno va in finale, può considerarsi esonerato. Il tecnico aveva già rischiato il posto all’inizio del girone di qualificazione quando aveva perso due partite consecutive con Irlanda del Nord e Svezia. Poi ha fatto il pieno di successi e conquistato il primo posto. Adesso vive come un equilibrista su un filo sospeso a diversi metri da terra. Ci vogliono la sua tigna, la sua cocciutaggine e, perché no, il suo coraggio per chiudere definitivamente le porte della Nazionale a Raul e porre Fabregas in coda al pacchetto dei centrocampisti. Decisiva la lite avuta con il primo due anni fa in Germania. E pensare che l’attaccante del Real, autore di 18 gol nell’ultima Liga, vanta un record insuperabile per chissà quanto tempo: 44 reti in 102 partite con la Nazionale. L’eco provocata dalla scelta di Aragones in Spagna è stata così forte che sono stati aperti alcuni siti per contestare l’allenatore e appoggiare il giocatore. Mai accaduto. Sull’accantonamento di Fabregas in panchina, assodato dopo l’ultimo allenamento, il primo a rimanerne sorpreso è stato Wenger, l’allenatore che volle il centrocampista all’Arsenal nel 2003, all’età di 16 anni e mezzo, e nella stagione successiva gli consegnò il posto di Vieira. «Impossibile rinunciare a uno come lui». Il suo commento. Aragones ci sta riuscendo. Delle due l’una: o ci capisce più di tutti oppure considera la Nazionale un suo giocattolo.

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