la MAGLIA NERA di

Di Lubos Michel, il 40enne arbitro slovacco di Italia-Francia, sappiamo tutto: che parla cinque lingue, meno italiano e francese, che è membro del Consiglio Nazionale della Repubblica, che ha diretto l’ultima finale di Champions League, che ha fatto il manager in un’azienda di pneumatici e così via. Di lui s’è parlato e straparlato alla vigilia del match con la squadra di Domenech salvo dedicargli due-righe-due nelle pagelle dopo il superamento del turno. E sapete perché? Perché ha arbitrato bene e, ciò che più conta in certi giudizi, non ci ha fatto del male. Diciamolo: altrimenti lo avremmo crocifisso, come ha cercato di fare quel furbacchione di Domenech, così come potremmo fare con il tedesco Fandel al quale è toccata in sorte Italia-Spagna. Fandel però è un signor arbitro, candidato con pochi altri alla finale di Vienna, e questo per fortuna smorza il fatto che a sceglierlo sia stata la commissione arbitrale Uefa al cui vertice c’è il presidente della federcalcio spagnola. Insomma: si spera che de Villar si sia astenuto, ma comunque la scelta è giusta. Anche perché non si può dimenticare cosa successe nel Mondiale del 1982 vinto dagli azzurri di Bearzot: allora il compianto Franchi faceva e disfaceva. Le designazioni di Rainea con l’Argentina, Cardellino con la Polonia e Coelho con la Germania non furono casuali. A rimanere fregato fu l’ungherese Palotai considerato vicino ai tedeschi. Insomma: sarà sempre così, almeno fino a quando il mondo arbitrale sarà condizionato dalla politica sportiva.