Mai «ingombrante», è il più bravo a gestire le gomme. Un solo handicap: il padre

Nostro inviato a Spa
Delle due l'una. O Felipe Massa è un fuoriclasse e allora trattasi di complimento grande e grosso e bello, oppure quella frase alonsiana dell'altro giorno è una grande e grossa e poco bella presa per i fondelli all'indirizzo dell'algido Raikkonen. Che giovedì nel paddock non c'era e che anche ci fosse stato avrebbe sussurrato un «chissenefrega di quel che dice Fernando». Ovvero questo: «Non temo Kimi come compagno e ricordatevi che nel 2008 e 2009 Massa lo batteva». Appunto. Delle due l'una: grande complimento perché Felipe è fortissimo o grande sfottò perché Felipe fuoriclasse non è mai stato. A occhio e croce, la seconda.
La “carezza” asturiana apre però nuovi scenari. Perché l'affondo dell'iberico significa che nonostante il cazziatone montezemoliano dopo il Gp d'Ungheria - la «Ferrari viene prima di tutto» lo bacchettò il patron - Fernando punta i piedi e fa capire che la Rossa verrà anche prima ma su chi gli piazzeranno accanto vuol dire la sua. Come negli ultimi 4 anni. La bocciatura di Kimi fa però salire le quotazioni di un grande pilota. Che non appartiene alla rosa dei vari giovani tipo Di Resta e Hulkenberg, cioè razza rampante e ambiziosa che avrebbe gran voglia di sbertucciare e mettere in difficoltà Alonso pur di far vedere quanto vale. Un pilota che appartiene invece alla magra rosa dei nomi di buon senso. Quella gente veloce e saggia che all'occorrenza sa essere meglio di Alonso; che talvolta sa persino vincere il mondiale e soprattutto interpretare i bisogni del team. Come la disperata necessità che il Cavallino ha di riportare a Maranello, sì, il titolo mondiale piloti, ma anche quello costruttori che significa soldi e lustro per un marchio che vende supercar. Perso (per sua rinuncia) Mark Webber, l'altro nome all'altezza Ferrari non può che essere quello di Jenson Button. Che piace da un po' al team e a Domenicali. E piacerebbe molto anche al presidente Montezemolo che ne apprezzerebbe lo stile tanto sa essere glamour, vipposo e gentleman il biondo trentenne ironman inglese (nel senso che pratica tale sport estremo). Certo, il presidente e la Ferrari avrebbero come unica incombenza quella di gestire e tenere a bada papà Button. Personaggio a suo modo meravigliosamente svogliato che tutto ciò che non fa il figlio, fa lui. Detto ciò, Jenson che conosce benissimo Fernando, essendo stato titolare Renault quando Alonso era team-tester, ha la dote unica e gradita dai compagni di non sembrare mai ingombrante e pericoloso. Possiede però anche la dote unica e gradita ai team di rivelarsi sempre molto, ma molto più forte di quel che sembra. Vedi il titolo mondiale vinto con la BrawnGp nel 2009, vedi come ha spesso pirlato Hamilton in McLaren.
In più, a deporre per una candidatura di Button al soglio maranelliano, un altro paio di cosette e una frase. Sa che la sua McLaren, oggi, è un filo alla deriva mentre la Rossa sa che in caso di altri improvvisi mal di pancia alonsiani Jenson potrebbe essere una valida prima guida. Poi ce ne sono pochini, forse nessuno, bravi come lui nel gestire gomme in questa F1 sempre più mescola-dipendente. Quanto alla frase, la ripete spesso: «Da ragazzo sognavo di guidare per i team che hanno fatto la storia della F1. Sono tre. La Williams, la McLaren e la Ferrari. Per i primi due ho già corso. Me ne manca uno…».