Maldini: "Ho detto no perché questo Milan non potrà vincere..."

Le sue verità in una lunga lettera su facebook La replica cinese: «Sbaglia e presto lo capirà»

Il no di Paolo Maldini al prossimo Milan cinese è diventato ufficiale e definitivo. E pubbliche sono diventate le spiegazioni contenute in una lunga, approfondita, in certi passaggi anche polemica, lettera-aperta spedita al popolo dei tifosi rossoneri. La sintesi è una bocciatura, senza se e senza ma, del ruolo che gli era stato proposto, «direttore tecnico pari grado del direttore sportivo». Ancora più appuntito il riferimento alle esperienze più recenti di casa Milan, Barbara Berlusconi e Adriano Galliani amministratori delegati alla pari con deleghe separate, formula che «dovrebbe essere d'insegnamento». Non ha funzionato insomma, anzi è stata dannosa alterando lo schema iniziale del Milan berlusconiano che ha fatto scuola in Italia e all'estero. «Ho fatto parte ha scritto Maldini - di squadre che hanno scritto la storia del calcio e so che per arrivare a quei risultati ci deve essere una grandissima sinergia tra tutte le componenti societarie, investimenti importanti e ruoli ben definiti».

Sul punto l'ex capitano è stato ancora più esplicito cancellando dal dibattito l'idea che avesse preteso una poltrona da comandante unico. Didascalico il suo paragone: «Non ho mai chiesto un ruolo alla Galliani, ovvero di amministratore delegato con pieni poteri. So quali sono le mie virtù ma conosco ancora meglio i miei limiti: l'area di mia competenza deve essere quella sportiva». Quest'ultimo passaggio fa giustizia anche della rozza aneddotica secondo cui, in passato, Paolo Maldini non avrebbe trovato posto in società per l'ostilità del vice-Berlusconi che invece gli aveva offerto nel 2009 la supervisione del settore giovanile. Non solo ma in concreto, l'ex capitano ha confermato uno spezzone del colloquio avuto con Fassone, legato appunto all'autonomia dell'incarico, riferito da il Giornale giusto una settimana fa. Qui Maldini si è fatto addirittura cronista: «A mia precisa domanda su cosa sarebbe successo in caso di disaccordo (con il ds Mirabelli, ndr), mi è stato detto dal sig. Fassone che avrebbe deciso lui (cioè Fassone stesso, ndr). Detto questo non credo ci fossero le premesse per un team vincente». Al riguardo, in serata, è poi arrivata la replica stringata ma secca di Sino-Europe Sports: «Siamo dispiaciuti della decisione di Paolo Maldini in merito alla nostra proposta, poiché crediamo fermamente che presto si renderà conto di quanto il nostro progetto per il Milan sia vincente».

Per togliersi tutti i macigni dalle scarpe, Paolo Maldini ha affrontato la questione economica e il rapporto con i nuovi azionisti. Sul primo argomento è stato perentorio: «Non ho avanzato richieste economiche, ho ribadito fin dal primo incontro che la definizione del ruolo fosse la chiave basilare di una possibile collaborazione. La retribuzione è sempre stata una conseguenza dell'accordo mai la causa». Non solo ma anche sull'accusa, proveniente dal fronte cinese, di aver rotto il patto di riservatezza con l'intervista concessa alla Gazzetta, Maldini ha rispedito al mittente il rilievo, facendo intendere che il suo intervento era necessario per smentire talune interpretazioni. Ancora più velenosa la chiosa sull'incontro, «solo per pochi minuti», con David Han Li, direttore esecutivo di Sino Europe Sports: «Avrei voluto ascoltare dalla sua voce quali obiettivi si fossero prefissati e quali investimenti avessero intenzione di fare». Ma senza l'intenzione, altra precisazione di sapore polemico, «di avere un contatto diretto con la proprietà per bypassare l'ad». E invece niente. Di qui la conclusione, amara, contenuta già nell'incipit della lettera-aperta: «Sarebbe stato molto più facile seguire l'emozione della proposta e dire di sì, senza pensare alle possibili conseguenze e partire a testa bassa in questa nuova avventura. E invece no. Non posso. Devo rispettare il Milan, i suoi tifosi e la mia carriera».

Rispettoso della delicata fase di transizione anche il comportamento di Adriano Galliani cui sarebbe destinato, secondo il tweet di Fabio Ravezzani, direttore di Telelombardia, un posto da consigliere nel prossimo cda rossonero a composizione mista, metà italiano e metà cinese. «Sulla vicenda non faccio e non farò commenti» la sua asciutta chiosa.