Malesi, iraniani e cinesi, tra i presidenti c'è di tutto

Più che un'associazione inglese sembra un'assemblea dell'Onu. In Premier League la lista dei proprietari dei club è un susseguirsi di nomi esotici e provenienze disparate. Su 20 squadre quelle in mano britannica sono solo cinque: West Ham, Newcastle, Huddersfield, Brighton e Burnley. Per il resto a dominare sono gli americani, ben sei, seguiti da cinesi (due) e russi (anche loro due, Roman Abramovic al Chelsea e Maxim Demin, diventato miliardario grazie al trading di prodotti petrolchimici e azionista di maggioranza del Bournemouth). Con loro ci sono thailandesi, arabi degli Emirati, malesi e italiani (la famiglia Pozzo, che controlla il Watford e in Italia l'Udinese).

Una delle storie più interessanti è quella di Farhad Moshiri, iraniano, proprietario dell'Everton: scappato in Occidente con la famiglia nell'anno della rivoluzione khomeinista, ha studiato a Londra e fatto i soldi nel settore dell'acciaio. Vive a Montecarlo ma ha la passione del calcio inglese: prima era arrivato a controllare il 30% dell'Arsenal, poi si è indirizzato verso la seconda squadra di Liverpool.

Tra i proprietari di passaporto americano spicca il caso di Shahid Khan, nato in Pakistan, arrivato negli Usa a 16 anni (primo lavoro: lavapiatti) e poi diventato uno dei magnate nel settore della componentistica per auto. In America controlla i Jacksonville Jaguars, squadra di football americano della Nfl, e un circuito professionistico di wrestling. Nel 2013 ha comprato il londinese Fulham da Mohamed El Fayed (egiziano, è il padre di Dodi, l'ultimo fidanzato di lady Diana, morto con lei a Parigi).

L'interesse internazionale verso i club inglesi è tale che è ormai indirizzato anche verso la Championship, l'equivalente della serie B: sulle 24 squadre iscritte, i proprietari stranieri sono già 13. E anche in questo caso c'è un italiano, Andrea Raddrizzani, patron del Leeds, manager del settore e consulente dei cinesi di Suning nell'acquisto dell'Inter.