Mancini abbraccia il suo vice: il brasiliano Sylvinho

Quaranta anni, brasiliano, ex giocatore con un passato in top club europei (Barcellona, Arsenal e Manchester City), parla bene diverse lingue

Finalmente ce l'ha fatta a trovare uno che gli dicesse sì. Dopo aver ricevuto due "no grazie" (da parte di Daniel Adani prima e Carles Puyol poi) Roberto Mancini ha trovato un vice allenatore. Si tratta del brasiliano Silvio Mendes Campos Júnior, 40 anni, meglio noto come Sylvinho. La società nerazzurra, dal proprio profilo twitter, accoglie il "nuovo collaboratore tecnico arrivato ad Appiano Gentile". E Mancini gli dà il benvenuto, sempre con un tweet: "Io e il mio staff siamo felici di averti nella nostra squadra!".

Scopriamo chi è Sylvinho: ex calciatore (giocava nel ruolo di terzino) con le maglie del Corinthians, Arsenal, Celta Vigo, Barcellona (con cui ha vinto due Champions League) e Manchester City, ha iniziato la carriera di allenatore tre anni fa, nel Cruzeiro, spostandosi poi nello Sport e nel Corinthians, sempre come vice. Continuerà ora in questo ruolo, facendosi le ossa in attesa di ottenere un incarico in prima fila, su qualche panchina, agli ordini di Mancini, che ho ha fortemente voluto dopo averlo conosciuto e apprezzato a Manchester.

Dopo aver ricevuto l'offerta dal club nerazzurro si è preso tre settimane di tempo e, alla fine, ha deciso: di nuovo in Europa, dopo una lunga e ricca esperienza come calciatore. "Ero molto felice al Corinthians - ha detto qualche giorno fa - però ho ricevuto un'ottima proposta da parte dell'Inter, qualcosa che mi aiuterà molto a sviluppare le mie capacità da assistente tecnico. La previsione di carriera di un atleta è difficile da misurare, quella di un allenatore volendo lo è di più. Sono felice di quanto ho appreso e assorbito; da qui, non so fra quanto tempo, conto di essere pronto a cominciare la mia carriera di allenatore, in Brasile o in Europa. Ho conosciuto tecnici come Arsene Wenger, Josep Guardiola e Frank Rijkaard, ma posso dire con certezza che Tite è tra gli allenatori migliori del mondo, la serietà con la quale lavora è impressionante. Con lui ho visto cose che porterò con me per il resto della mia vita".

Pare che Mancini lo abbia scelto non solo perché lo stima, come uomo e professionista, ma anche perché parla molto bene diverse lingue. Un aiuto importante in un club in cui militano diversi stranieri. E un segno che Mancini vuole imprimere all'Inter, per un pronto ritorno, in pianta stabile, nel calcio che conta.