Marquez coglie l'attimo e prova la fuga mondiale Rossi è 4° tra i rimpianti

Gp di Brno, decisivi i cambi moto: Marc vince giocando d'anticipo, Vale e Dovizioso aspettano troppo

Incrociando il meteo con gli sport motoristici, tre sono i possibili risultati: gare asciutte, gare bagnate e gare ibride. Queste ultime sono le più complicate da interpretare e spesso, nel commentarle, viene utilizzato il termine «lotteria». Ma non è il caso del Gp di Brno, che Marc Marquez ha stravinto con molto più merito che buona sorte perché - come quasi sempre gli accade in queste condizioni particolari - la fortuna è andato a cercarsela con un'audacia e una lungimiranza che gli altri non sembrano possedere.

Dopo una mattinata di scrosci la pista si stava asciugando in fretta già prima della partenza della MotoGp, e anche se l'asfalto era ancora bagnato e la gara era stata dichiarata «wet» era abbastanza chiaro che a un certo punto il cambio di moto sarebbe stato necessario. All'inizio Marquez è stato l'unico a montare una gomma morbida al posteriore e nel frattempo ha ordinato alla Honda di preparare la seconda moto in configurazione da asciutto, segno che la sua strategia era comunque volta ad accelerare i tempi. Ha dovuto anticiparli ulteriormente perché il pneumatico che aveva scelto non stava funzionando e nei primi due giri aveva già perso un sacco di posizioni, il che lo ha praticamente obbligato ad optare per quella che poi si è rivelata la strategia vincente. Tutti gli altri, infatti, sono entrati ai box uno o due giri dopo, e una volta esaurita la girandola dei cambi gomme lui ha potuto gestire un vantaggio enorme per tutto il resto della gara. Detto questo, bisogna aggiungere che per tornare dentro con le «slick» e andare subito forte tra le pozzanghere ci volevano un talento e un fegato che non tutti possiedono.

Lo ha spiegato benissimo Andrea Dovizioso, che quando Marquez ha avuto il colpo di genio era terzo: davanti a lui il solito fuoco di paglia acceso da Jorge Lorenzo e Valentino Rossi, che come Dovi ci ha messo due giri prima di procedere al cambio di moto. «Quando sei davanti e per terra vedi ancora delle chiazze umide ti devi violentare per decidere di rientrare - ha spiegato il pilota della Ducati dopo aver chiuso sesto -, tutto accade molto velocemente e io non sono riuscito a fare la scelta giusta. Peccato perché erano punti facili e in ottica campionato rischiano di pesare».

Anche Rossi è uno che in queste occasioni fatica sempre a cogliere l'attimo, ma stavolta ci tiene a dividere le colpe col suo team: «Marquez è stato furbo mentre noi siamo stati un po' sfortunati e un po' somari, al box dovevano controllare i tempi di chi aveva già cambiato e chiamarmi al momento giusto. Purtroppo ci hanno messo un giro di troppo e considerando che ogni giro in più vale più o meno 10" lì mi sono giocato il podio». Quando è rientrato in pista Valentino era addirittura 13°, poi ha dato vita a una delle sue classiche rimonte - culminata nel duello con Petrucci e poi in quello con Crutchlow all'ultimo giro - ma alla fine si è dovuto accontentare di un quarto con molti rimpianti. Oltre a Marquez lo hanno preceduto anche Pedrosa e un Viñales in netta ripresa, il che significa che in classifica generale il distacco dai primi due è aumentato ancora.

Ma forse doveva andare così, con tre spagnoli sul podio a due giorni dalla tragica scomparsa di Angel Nieto. «È una domenica speciale che dedichiamo a lui», ha detto Marquez, da ieri un po' più vicino al suo quarto titolo nella classe regina. Se domenica prossima riuscirà a limitare i danni in Austria, su un circuito tanto favorevole alla Ducati quanto ostico per le Honda, per il resto della compagnia saranno dolori.