Mazzarri-Maginot: deve solo vincereil commento 2

di Riccardo Signori

La linea M che sta per Maginot, Mancini, Mourinho, Mazzarri (nella foto), ovvero un nome - una fortificazione contro tutto e tutti, contro le mille correnti societarie e altrettante intrusioni di pensiero, è l'ultima invenzione per restituire l'Inter ai sogni di gloria. La linea Maginot calcistica è stata un'invenzione che ha portato fortuna a Nereo Rocco e al suo Milan. La linea Maginot nerazzurra è quella che ha fatto la differenza nell'Inter degli ultimi dieci anni tra il vincere e il non vincere. Poi c'è la linea Moratti, che ti porta sull'orlo del burrone prima di trovare una soluzione. In attesa di dire sì o no alla vendita a Thohir (con evidenti conseguenze sul mercato), il patron ha rivisto l'idea della linea Maginot nella ruvida ambizione di Mazzarri. E il prescelto, almeno a parole, ha dato ragione al padrone. Ha usato concetti chiari, idee da cavalcare e diritti-doveri da far rispettare. È stato il primo allenatore dell'ultimo decennio che non ha citato Zanetti come dovesse omaggiare un oracolo, si è dimenticato di qualcun altro, ha discusso con il medico davanti al padrone e ha chiesto di prendersi la responsabilità anche in quel campo. Così nessuno potrà più bluffare.
Poi, povero Mazzarri, è già finito nel tritacarne del tifo stampa-mediatico interista, una delle sciagure capitate a qualunque allenatore interista: osannati ed esaltati nei primi mesi, accettati con sospetto e dubbio cammin facendo, presi a sberle (dimenticando tutto quanto scritto e detto prima) non appena Moratti alza il sopracciglio, i risultati non arrivano e l'aria di corridoio comincia a spirare in senso contrario. Molti hanno visto ingrigire i capelli con un po' di anticipo. È capitato perfino a Mourinho, che pur era più intoccabile di un santo. Dunque diffidare.
Oggi il popolo tifoso rivede in Mazzarri la reincarnazione di un casereccio Mourinho. Non deve essere una gran soddisfazione per l'interessato, che di Mou è stato fiero oppositore. Però il punto di partenza è ottimistico. E l'allenatore ha dato la sensazione di aver ben studiato la materia (sono tre anni che ci sta dietro) e di voler prendere il diavolo per le corna. Sì, l'immagine non è confacente al nerazzurro ma realistica. Mazarri sarà solo, molto più di quanto lo abbia lasciato De Laurentiis. Arroccato nella sua maginot con i compagni di lavoro. E avrà un compito indifferibile: portare l'Inter nei primi tre posti del campionato. In altro caso Moratti, o il nuovo padrone, non gli lascerà tempo per un esame di riparazione. All'Inter, si sa, bisogna vincere. E talvolta non basta.