Mazzarri non vende il sogno scudetto «Ripartiamo da noni...»

Moratti vuole Thohir al 40 per cento, Mazzarri non vuole parlare di scudetto. Dov'è l'errore? Potrebbe essere l'ennesimo tormentone del tifo interista. L'aria purificatrice delle Dolomiti servirà a tutti per schiarirsi le idee. L'Inter si rituffa tra i suoi mille enigmi, nelle fatiche del ritiro di Pinzolo, e il povero Mazzarri è già lì che arranca fra il dire e non dire, rischiare e non rischiare, un viso ancora tranquillo e non invece mangiato dallo stress e dalla nevrosi, un atteggiamento guardingo per farsi prendere sul serio e «non raccontare palle», dice lui quando un tifoso gli ha allungato la domanda-madre di tutto il tifo interista. «Mister, vinciamo lo scudetto?». Tradizione e Dna nerazzurro vorrebbero che la risposta dica sì: non per raccontare bugie, ma perchè quello è dovere storico di Inter, Milan e Juve. Mazzarri, che è stato un bravo (e vincente) allenatore in provincia, forse questa idea non l'ha ancora maturata e assimilata. E ieri ne ha dato dimostrazione con qualche ingenuità: «La rosa dell'anno scorso è arrivata nona, non dimentichiamolo. Sarei uno che vende fumo se facessi proclami». Appunto, l'anno scorso la rosa era stata costruita per vincere, o arrivare fra le prime tre, ed anche rinforzata a gennaio. La colpa del flop è stata addossata a infortuni e allenatore. Se così non fosse, Moratti non avrebbe cambiato tecnico.
Non è facile fare slalom fra storia e realtà nerazzurra, da quella panca sono passati tanti allenatori e i discorsi non sempre sono novità. Mazzarri ha promesso il suo credo: «Voglio vedere l'Inter che non soccombe con facilità, spero in un calcio propositivo, che piaccia alla gente, che abbia un'anima, che non molli mai. Che sappia che ogni partita si può vincere». Una Bibbia del calcio (quale squadra va in campo per non vincere? Calcioscommesse a parte) che, ad Appiano, hanno raccontato quasi tutti gli allenatori e non tutti ne hanno avuto adeguate risposte. Eppoi che dire del benvenuto di Zanetti? Quante volte il capitano non ha detto le stesse cose al nuovo arrivato? Mazzarri ha la furbizia di chi conosce certe regole ed ha lasciato correre, non senza autocompiacersi: «Se su 500 giocatori allenati il 99,9% la pensa come Zanetti, che mi ha lodato, mi riempie di orgoglio». E, invece, gli interessa poco come la pensi Cassano: «Non voglio più tornarci sopra, ho parlato con un comunicato». Piuttosto preferisce ricordare che Hamsik, Lavezzi e Cavani sono diventati top grazie a lui e che a Napoli ha fatto miracoli.
Ma tra un stop and go e l'altro Mazzarri ha seminato spiccioli di Inter. Belfiodil e Icardi? «Con i giovani serve pazienza perché la piazza dell'Inter è molto esigente. Vedremo se avranno potenzialità per diventare top players». Kovacic come Hamsik? «Con quelle caratteristiche deve essere sfruttato più avanti, inserirsi senza palla, arrivare al tiro». Cosa manca? «Un esterno». Chi partirà: Juan Jesus, Guarin, Ranocchia? Per ora nessuno. Intanto ha già provato un'assetto da difesa titolare con Ranocchia, Samuel e Juan Jesus, Kovacic da trequartista, due coppie di punte (Palacio e Icardi; Alvarez e Belfodil). Quali moduli? «Manca un elemento sugli esterni, anche a livello numerico, sia che giochiamo con il 3-5-1-1, con il 3-4-3 o il 3-4-2-1. A Napoli però ho fatto anche il 4-3-3. I movimenti e le idee si vedono in poco tempo, gli automatismi e i tempi di gioco più tardi. Non mi piace vendere aria fritta».
Non gli piace l'etichetta del Walter Martello, ma ha capito che il tifo dell'Inter gli chiede di esserlo. «Io sono me stesso. Questo è il 13° anno da allenatore professionista: ai giocatori cerco di trasmettere i miei valori. A livello giornalistico fa gioco questo paragone. Qui ho visto gente con voglia di riscatto. Parlando con i ragazzi ho la sensazione che si sia esagerato con certe cose dette in passato». Ecco un altro deja vu: tutti a dar colpa ai giornalisti, salvo far conti diversi con la realtà e con i licenziamenti di Moratti. Magari stavolta si aggiungerà il 40 per cento di Thohir. Auguri.