Mazzola: "Ha sbagliato". Boninsegna: "Ha ragione"

Interisti divisi, a Napoli nel mirino pure ADL. Renica: «Autoritario e fuori dal tempo»

Il giorno dopo è (quasi) sempre peggio, perché a mente fredda ci si trova ad analizzare la situazione. E il giorno dopo di Inter e Napoli è decisamente movimentato: da una parte lo sfogo di Conte, dall'altra l'ammutinamento napoletano. Due situazioni diverse tra loro, ma che rischiano di sfociare entrambe in un terremoto sportivo.

Non c'è giorno dopo, però, senza le dichiarazioni degli addetti ai lavori. In tanti, infatti, hanno voluto dire la loro sull'uscita di Conte e, tra questi, anche Sandro Mazzola, che ad Adnkronos ha sottolineato il suo disappunto: «Ha sbagliato. In questi casi non si dovrebbe mai parlare alla stampa ma affrontare il problema a microfoni spenti. Fossi nella società lo chiamerei e vis a vis gli direi: Ora basta, alla prossima non sei più con noi». Anche Andrea Mandorlini non usa mezzi termini: «È stato presuntuoso. Non ho capito le sue parole, tra l'altro dopo una gara in cui vinceva 2-0 e ha perso 3-2 magari qualche errore l'avrà fatto anche lui». Non fa drammi, invece, Ernesto Paolillo, ex AD nerazzurro: «Le interviste sono a caldo e capisco la parte emotiva. L'Inter ha manager bravissimi, sanno quello che manca. Sono tranquillo da questo punto di vista. Certe parole di Conte devono motivare i calciatori, sono stipendiati bene e devono assumersi le responsabilità». Roberto Boninsegna, invece, difende a spada tratta il tecnico interista: «Ha ragione, non si affrontano partite del genere senza ricambi. L'Inter deve andare sul mercato. Credo che Conte abbia assolutamente ragione a criticare la società».

Anche a Napoli le opinioni discordanti degli ex non sono mancate. C'è chi attacca direttamente la squadra, come Gianni Di Marzio, intervenuto: «Ancelotti ha sbagliato a non farsi comprare i giocatori. L'ammutinamento? Solo ora tirano fuori gli attributi contro il presidente. Perché non li tirano fuori in campo?». Moreno Ferrario, invece, se la prende con il sistema: «In Italia non si ha pazienza. Si rischia di rovinare un'idea che prevede gioco, squadra e allenatore, anche perché avere giocatori scontenti influisce sul rendimento». Alessandro Renica punta il dito contro la società: «Comportamenti autoritari come questi sono fuori dal tempo, soprattutto se questa autorità è nei confronti di una squadra che avrebbe risposto serenamente ad un ritiro costruttivo».

Reazioni che non fanno che scaldare due ambienti già bollenti, ma, del resto, se non fosse così, non potrebbe essere un vero giorno dopo.