La medaglia d'oro conquistata stando abbracciato a una moka

Ferragosto a Copacabana, alla periferia delle Olimpiadi. Lì c'è solo il beach volley e finalmente anche la spiaggia, dopo 9 giorni di girovagare per i siti dei giochi piazzati ai confini dell'umanità. Una mezza giornata di festa con l'obbiettivo di annusare il mare da vicino. Si va. Pranzetto a base di hamburger e açai, Vittorio si fa fotografare in uno dei campi sulla sabbia che hanno creato i campioni del futebol, Benny sguaina il cappellino di paglia e affonda in una sdraietta traballante. Io guardo il mare appunto, ed il sole. Sole? Giusto tempo di sedersi e una leggera brezza comincia a spazzare Copacabana; due minuti dopo la brezza diventa vento; un minuto dopo è già tornado. Volano sabbia, sdraiette, ombrelloni, cappellini di paglia, non resta che ripiegare al centro media del beach volley, non prima di una sosta in un negozio. Già, perché lì Vittorio, in astinenza da caffè italico, trova una moka. Napoletana. In Brasile. Esce con un sorriso prontamente immortalato per i posteri e non lo ferma più nessuno, neppure quando la moka nello zaino fa impazzire il metal detector del controllo. L'agente chiede spiegazioni in brasiliano, Vittorio gliele dà in ciociaro. Si teme l'arresto, ma un secondo dopo già ridono. E si abbracciano. Il beach volley intanto va avanti, Vittorio è già medaglia d'oro.