Medoro e Cloridano riscrivono in vasca la loro chanson de geste

Gregorio e Gabriele come gli eroi dell'Ariosto portano a Rio un'amicizia dal sapore antico

nostro inviato a Rio de Janeiro

Gregorio Paltrinieri tira su la testa dall'acqua, prende fiato, non ha la fatica di chi ha appena nuotato 1500 metri come nessuno in questo momento sa fare, guarda i tempi e se ne frega del record del mondo sfuggito per tre secondi e una manciata di centesimi, si accorge invece che Gabriele Detti è bronzo. Non era affatto scontato. Lo cerca, lo trova, si sta avvicinando verso di lui, si stringono le mani a morsa, Gabriele passa sotto le corde e si appoggia sulla mattonella di arrivo della corsia quattro. Abbraccia Gregorio. E' la fotografia.

Questa è l'Olimpiade del veleno sul doping, dove ogni atleta guarda con sospetto l'altro, quella dei fischi, dei pollici alzati e inversi, delle solite polemiche sui giudici nel pugilato e nella scherma, di chi non ci credeva e invece spera, di un cambio della guardia, che certifica la fame di futuro di una nuova generazione, del sublime e del sovrumano, come questa città che cambia volto ogni volta che la scruti. Adesso sappiamo in questo affresco che ricorda il realismo mitologico di Francisco Da Silva che cosa portano in dote gli italiani, qualcosa di antico, di epico, che nel mondo delle illusioni sembra quasi fuori mano: l'amicizia maschile.

Paltrinieri e Detti sono due personaggi dell'Orlando Furioso, due cavalieri che si prendono l'immortalità non solo per il valore, ma perché in un teatro di egocentrici si muovono spalla a spalla. Sono Medoro e Cloridano, che cercano l'impresa impossibile per onore e per dovere. Messer Ariosto li descrive così, parafrasando: Cloridano, cacciatore tutta una vita, era robusto e snello. Medoro, il viso roseo e bianco, tra i guerrieri che partecipavano all'impresa non c'era faccia più bella e gioconda della sua: aveva gli occhi neri e i capelli ricci e biondi: sembrava un angelo del coro più alto. Medoro e Cloridano non sono campione e gregario. Si sfidano, si punzecchiano, si allenano insieme e vivono in quel grande villaggio olimpico che è la chanson de geste resa più umana dal sentimento italiano. Medoro è più impulsivo, conosce il suo valore eccezionale, Cloridano è più maturo, completo, saggio, va oltre i suoi limiti. Cloridano alla fine si sacrifica per il suo amico, ma non c'è egoismo in Medoro, cerca inutilmente di salvarlo. Medoro, per inciso, conquisterà il cuore di Angelica. Riesce dove i superuomini, a cominciare da Orlando, falliranno. E' l'unico a non rinnegare l'umano.

Detti e Paltrinieri si conoscono da rivali, si dividono le vittorie da ragazzi. Tutti e due sperano di diventare grandi. Il miracolo accade quando un giorno si guardano negli occhi e s'illuminano per la stessa idea: ma perché non ci alleniamo insieme? Greg la racconta così: «Sono venuto a Ostia nel 2011. Avevo 16 anni. Sono di Carpi e mi allenavo lì e stavo bene, ero forte, vincevo nelle mie categorie. Diciamo che Gabri e io ci dividevamo le vittorie. Lui però sempre spostato sulle distanze più corte. Ci hanno proposto di allenarci con Morini, lo zio di Gabriele. E ci siamo guardati. Alleniamoci insieme, siamo primo e secondo in Italia, magari non diventeremo Rosolino, però proviamoci». Stefano Morini, detto il Moro, è il loro comandante. E' quello che li fa allenare a ritmi ai limiti dell'impossibile. Detti è il figlio della sorella. E' il suo pupillo e ha scommesso su di lui. Ma il Moro sa che Greg è il fuoriclasse. Ma tra i due non c'è invidia, non c'è rancore, non ci sono scudieri, e la competizione è un gioco segreto fuori dai riflettori. E' la loro olimpiade personale. E' un po' quello che accadeva con Klaus Di Biasi e Giorgio Cagnotto, l'angelo leggendario della piattaforma e il satanasso del trampolino.

Gabriele ha fatto più del suo con il bronzo nei 400, la sua distanza, ma accompagnando la lunga nuotata del suo amico ha trovato qualcosa che forse neppure sapeva di avere, la forza di andare a prendersi il bronzo nei 1500. E lo ha riconosciuto dedicando quella medaglia all'amico, senza imbarazzo, perché i campioni non hanno maschere.