«Il mental coach del Milan? Berlusconi»

MilanoLa passione per il calcio è documentata. «Non avevo piedi buoni, mi sono iscritto a un corso e ho fatto l'arbitro per 7-8 anni», la prima tessera del mosaico. «Poi son passato a fare il team manager del settore giovanile del Piacenza», la seconda. Ed ecco che comincia a prendere forma la nuova identità di Roberto Civitarese, nel passato un lavoro da consulente finanziario a Lodi e all'inizio dell'avventura un corso di Pnl, acronimo che sta per "programmazione neuro-linguistica" che farebbe pensare alla cura dei matti ed è invece una disciplina creata per coltivare modelli mentali vincenti. L'ha sperimentata ai tempi anche Bill Clinton, facendosi aiutare nella corsa alla Casa Bianca. Meglio fidarsi piuttosto di Luca Caldirola, portiere, Fabio Borini, attaccante, Federico Casarini, centrocampista, Lorenzo De Silvestri difensore e Riccardo Saponara, trequartista, che sono poi alcuni calciatori finiti, con eccellenti risultati tecnici, sotto le cure di Roberto Civitarese, mental coach, traduzione semplice: allenatore della mente. Tanto soddisfatti dell'esperienza vissuta da presentarsi in veste di testimonial al primo master italiano (23 iscritti) organizzato dal guru (gennaio 2013) che non si è fatto mancare niente, ha scritto anche un libro ("Gioco di testa" il titolo didascalico) e ha messo in piedi una holding che raggruppa tre società specializzate nel settore. Scopo dichiarato: seguire un club, non il singolo calciatore.
A cambiargli la vita, il mestiere e forse anche il futuro, fu un incontro occasionale, secondo tradizione. Marco De Marchi, ieri Juve e Bologna, oggi procuratore, gli affidò il caso di Borini, giovanissimo attaccante sbarcato a Londra, al Chelsea, e finito in un tunnel buio, senza il sostegno della famiglia e la conoscenza minima della lingua. «Parlammo via Skype» il dettaglio curioso ma l'esito fu incoraggiante. «Voglio fare 10 gol e arrivare in Nazionale», mi confessò il ragazzo. Consultate l'almanacco per capire se ha funzionato o no: ecco il fiore all'occhiello di Civitarese che a 53 anni portati in modo superbo non ha certo voglia di rovesciare il calcio ma solo di occupare uno spazio lasciato libero. «Mi riferisco all'area mentale-motivazionale: le società di calcio curano ogni dettaglio, tranne questo aspetto» spiega e non è complicato inseguirlo nella esemplificazione del suo lavoro. La tecnica utilizzata è quella nota: «A furia di ripetere un obiettivo da centrare, la mentre umana può trasformarlo in realtà» il principio fondamentale.
Che trova riscontri nella pratica dei nostri giorni. «Prendete il Milan prima di affrontare il Barcellona in Champions. Sento Galliani affermare dopo il sorteggio: per loro sarà dura. La risposta della squadra è quella prova superba, 2 a 0. Prendete Conte prima di incrociare il Bayern: dice che è già un miracolo essere arrivati a quel punto del torneo mentre il suo competitor dichiara di studiare la notte per scoprire i punti deboli della Juve. Altro esempio: ai tempi del Napoli Mazzarri non può pronunciare la parola scudetto perché secondo i suoi porta sfortuna. Sentitelo ora all'Inter lo stesso Mazzarri: indica la strada, segna il traguardo, vedrete che otterrà risultati eccellenti»: se gli si lascia il microfono aperto, Roberto Civitarese è un fiume in piena. Che si può e si deve arginare con un paio di domandine facili facili. Quale squadra ha bisogno di un mental coach? La risposta è perentoria: «La Roma». Non il Milan? «No, perchè ha Silvio Berlusconi che è il motivatore più bravo in circolazione». La conclusione è una sola e forse anche di sapore antico: se il linguaggio condiziona il cervello, è il caso di allenare il cervello a ricevere messaggi positivi e a fissare traguardi ambiziosi. «Messi racconta che da bambino ha visto e rivisto 100 volte il gol di Maradona contro l'Inghilterra. Bene: l'ha rifatto al Barcellona pari pari perché il suo cervello aveva immagazzinato quei movimenti» è l'ultima spiegazione di Civitarese. Mettiamolo alla prova con Saponara.