Mentre la partita con l'Inter è stata anticipata a sabato 16

Torino. Ci risiamo. Nemmeno lo scudetto già vinto e neppure la vigilia dell'andata della semifinale di Champions contro il Real Madrid consigliano alla Juventus di lasciare perdere - magari con qualche frase di circostanza - l'ormai annosa questione legata al numero degli scudetti vinti. «Quella di Calciopoli è una ferita non rimarginata, c'è un contenzioso aperto - ha ribadito ieri Marotta a “ Radio anch'io Sport ” -. Noi ci limitiamo a considerare gli scudetti vinti sul campo, ovvero 33. Stiamo vivendo una situazione iniqua: la relazione di Palazzi era realistica e pesante: solo per la prescrizione non ha comportato sanzioni diverse. Stiamo ancora aspettando sentenze precise, i nostri avvocati stanno lavorando per portare a galla la verità». Un po' di veleno che scalda soprattutto la sfida con l'Inter, anticipata ieri dalla lega a sabato 16 maggio alle 18. Fatto sta che la contabilità bianconera è questa e che al momento nulla può modificare la linea di comportamento che Agnelli&C. si sono dati: pure lo champagne (o spumante?) stappato negli spogliatoi di Marassi aveva impresso sull'etichetta il numero 33, per non parlare delle magliette celebrative e avanti di questo passo.

Comunque sia, è alla Juve di oggi che si devono fare i complimenti: «Mi aspettavo potessimo lottare su tre fronti, ma non così - ha proseguito Marotta -. Il merito non è di uno solo: la squadra è lo specchio della società. La storia della Juve insegna che dirigenti e giocatori passano, ma la società ha sempre vinto». E, in attesa di giocarsela alla pari con il Real, è ancora il tempo di godersi quanto appena fatto: «Conte e Allegri conoscono il calcio, ma hanno un differente modo di gestire il gruppo. Il modus operandi del primo è più deciso e duro, quello di Allegri più morbido: entrambi però sono riusciti a vincere». Altro succederà, pur nella consapevolezza che «il gap tra il calcio italiano e il resto d'Europa è notevole. Noi abbiamo dei vantaggi provenienti dallo Stadium e altre risorse che continuano a far elevare il fatturato: va però dato merito alla società di aver rischiato e investito dal punto di vista imprenditoriale. Il mercato? Oggi non ci sono i presupposti perché Pogba possa essere ceduto, così come tutti sappiamo che Tevez ha un contratto fino al 2016: né l'uno né l'altro hanno finora detto di volersene andare. Dybala? Ci piace, ma con Zamparini ci sono divergenze di carattere economico. Del Piero dirigente? Sta ancora giocando. E la società è ben organizzata». Rimandato.