Il mercato intelligente: investire e poi vendere o crescere talenti in casa

Le squadre medio-piccole sopravvivono così Da Icardi e Dybala fino a Gagliardini e Berardi

Osservare, valutare, acquistare. E poi rivendere a cifre molto più alte. Oppure coltivare i giovani talenti in casa, lanciarli sul palcoscenico e aspettare la grande offerta. Il mercato delle necessità è quello delle piccole squadre, di quelle che hanno una disponibilità economica non di prima fascia e che devono coltivare futuri campioni per poi venderli alle grandi squadre. Ma se Gagliardini e Caldara sono solo gli ultimi due colpi che hanno seguito questo iter, la storia insegna come esistano alcune società virtuose che, tramite una rete efficiente di osservatori, acquistano giocatori quasi sconosciuti per poi venderli con l'etichetta di campioni.

Il caso più conosciuto è quello dell'Udinese, che degli osservatori ne ha fatta quasi una religione. Uomini che guardano in tv partite assurde, per poi proporre la visione dal vivo dei giocatori. Un po' agenti segreti, un po' antropologi. Nella Serie A si contano circa 130 scout, diventati d'un tratto la manna dal cielo per le società di calcio. Perché fino a dieci anni fa le grandi andavano e compravano, oggi i calciatori più forti del mondo guardano all'Italia solo come un posto per andare in vacanza.

L'Udinese, dicevamo. Una grande rete di osservatori in tutto il mondo, la piazza tranquilla per far crescere il talento e poi la capacità di saper vendere, a volte anche a prezzi esagerati: da Inler, costato 1,8 milioni dal Basilea e veduto al Napoli per 18 milioni di euro nel 2011, a Cuadrado, prelevato per tre milioni dall'Independiente Medellín nel 2008 e venduto alla Fiorentina a 20. E poi Fiore (alla Lazio per ben 25 milioni di euro), Sanchez (due milioni al Cobreloa, venduto a 26 al Barcellona) e Amoroso, arrivato a Udine nel 1996 e partito alla volta di Parma per 28 milioni.

Ma come l'Udinese anche Genoa, Sampdoria e Palermo hanno puntato nel corso degli anni su una rete di osservatori fidata e vincente. Il caso dei rosanero, poi, è sotto gli occhi di tutti: da Cavani a Pastore, passando per quel Dybala rivenduto a 32 milioni di euro alla Juventus. A Genova, sponda blucerchiata, è cresciuto Mauro Icardi, arrivato dal Barcellona per 300mila euro appena 18enne e rivenduto all'Inter a 13 milioni.

Ma se c'è chi punta forte sugli osservatori in terra straniera, c'è anche chi il campione lo cerca sul suolo italiano. E questo è un percorso che accomuna un po' tutte le società della Serie A, anche se poi il coraggio di lanciare i giovani in prima squadra sembra essere materia solo per pochi eletti. Il Milan di quest'anno, ad esempio, tra necessità economiche e visione a lungo raggio presenta in squadra un nugolo di giovani talenti di spessore: da Donnarumma a Locatelli, fino a De Sciglio e quel Romagnoli preso l'estate scorsa dalla Roma a suon di milioni. O come la Fiorentina, che Federico Bernardeschi l'ha cresciuto nel suo settore giovanile proprio come quel Federico Chiesa ormai pronto all'ingresso in pianta stabile in Serie A. E il Sassuolo che si è cresciuto in casa il talento Berardi, acquistato a soli 16 anni per la primavera.

E Juventus, Roma e Napoli? I bianconeri hanno predisposto dei corsi per i suoi osservatori, con un'organizzazione efficiente che due anni fa, anche per merito di Mino Raiola, ha pescato Pogba: lo conoscevano tutti, nessuno aveva il coraggio di dare fiducia agli scout e investire. Minima la struttura del Napoli, che nel 2013 ha però ingaggiato Mertens e Callejon dopo varie segnalazioni. La Roma ha vissuto negli anni più di intuizioni del gruppo Sabatini-Massara-Beccaccioli che altro, ma ha anche dato sfogo al suo settore giovanile in maniera massiccia: vincendo due campionati Primavera e una Coppa Italia negli ultimi cinque anni. E lanciando in Serie A calciatori come Romagnoli, Politano, Somma, Barba, Verde ma anche Totti, De Rossi, Florenzi, Conti e Aquilani. Negli ultimi 20 anni, se è vero che il club che ha lanciato più giocatori in massima serie rimane ancora l'Atalanta (24), al secondo posto ci sono proprio i giallorossi (21), seguiti a ruota dal Milan (16).