Mercedes da paura Per la Ferrari è la fine del sogno?

Prima pole per Hamilton nel Principato Vettel 3° dietro a Rosberg: «Ci provo al via» Ma ora i distacchi delle Rosse preoccupano

nostro inviato a Monte Carlo

A voler ostinatamente guardare il bicchiere pieno e traboccante, basterebbe pensare ad Alonso e alla McLaren fermi con il motore ibridamente kappaò per dire che no, in fondo alla Ferrari le cose vanno bene. Terzo tempo per Seb Vettel. Sesto per Kimi Raikkonen che se non fosse un Kimi decadente nel crepuscolo di carriera certamente non si sarebbe ritrovato le due Red Bull davanti. A voler insistentemente guardare il bicchiere mezzo pieno, basterebbe ricordare come diavolaccio erano ridotte le Rosse lo scorso anno per tirare ora un bel sospiro di sollievo: nel senso che i due ragazzi sono sempre in odore di podio.

A voler essere, invece, crudelmente obiettivi, per cui sbarazzandoci dei bicchieri mezzi vuoti o mezzi pieni, la vera verità emersa dalle acque del porto monegasco - oltre che per la prima volta da secoli qui non c'è davvero nessuno - è che il detto di Barcellona si sta rivelando tremendamente vero: macchina che vola da quelle parti, vola ovunque. E chi volava in Catalogna? La Mercedes. E chi vola qui? La Mercedes. E chi rischia di volare da qui a fine campionato? La Mercedes. E chi non ha ancora usato il secondo motore? La Mercedes. Segno che quando si deciderà a scodellarlo farà un ulteriore passetto in avanti... chiamiamolo balzo.

La pole numero 43 di Hamilton, la numero uno sulla pista del suo mito Senna, racconta soprattutto questo. Basta far di conto e cronometro per notare un'inquietante somiglianza quasi al centesimo fra il distacco rimediato a Montmelò dalla prima delle due Ferrari: sette decimi e mezzo qui, sette decimi e sette là. Il che significa che i famosi aggiornamenti aerodinamici e non solo scodellati come tutti i big team all'arrivo in Europa mica hanno funzionato. Rosse e Mercedes si erano lasciate in Bahrein con un distacco attorno ai 4 decimi, si ritrovano a sette e rotti. E per di più su pista corta, neanche 3 chilometri e mezzo, e di pura motricità come quella del Principato, per cui, semmai, è ancora peggio. Tanto più che Alonso ferrarista, nel 2014, qui era quinto al via a sette decimi da Rosberg in pole.

Certo, ora Vettel dice quel che deve dire, «che faceva più freddo del previsto, che con il caldo la Ferrari è più vicina, che poteva dare di più, che però il freddo c'è per tutti, che in gara è meglio piova e che partire terzo dalla parte pulita può rivelarsi vantaggioso così magari riesco persino a passare una delle Mercedes e allora sì che la gara cambierebbe...». Però anche Hamilton dice quel che deve dire, e cioè che «è felice un mondo per aver finalmente conquistato la pole» nella pista di cui è re il suo mito Ayrton e «però diciamo che è solo il primo passo ma ne ho di strada da fare per arrivare alle sue cinque pole». E nel dire, Lewis fa anche capire che solo Giove Pluvio o i balordi e scellerati e killer delle piste potranno portargli via questa vittoria ormai prenotata anche se «non è vero che con la pole è già fatto mezzo lavoro» dice facendo finta di ignorare che, nelle ultime undici edizioni, solo nel 2008, con Massa, l'uomo davanti al via poi non ha vinto. E pure Rosberg, secondo, dice quel che deve dire, ovvero che «ho sbagliato io e però mi fa piacere sapere che Lewis ritenga di non essere a metà dell'opera perché farò di tutto per impedirgli di completarla».

Già, Nico, che a pensarci bene potrebbe essere il vero e grande e unico alleato delle speranze rosso vestite di raddrizzare subito il Gran premio. Proverà a passare Lewis alla prima curva, alla prima staccata, forse l'unico punto di Monte Carlo dove si riesca ancora a ordire cristianamente un sorpasso. E Vettel è già lì che aspetta. Un po' spettatore, un po' rivale. Appuntamento a St. Devote.