Messi battezza il Maracanà. Il profeta "nemico" nel tempio

L'Argentina debutta "aprendo" l'impianto storico. Pelè e Maradona litigano sulla Pulce "brasiliana..."

Nostro inviato a Rio de Janeiro

A Rio de Janeiro la Coppa inizia oggi. La capitale calcistica del Paese e, per i carioca, del mondo intero, apre le porte del tempio, il Maracanà, al giorno numero quattro dall'inizio del campionato del Mondo. Che qui si chiuderà con la finale del 13 luglio. L'esordio non poteva essere con una nazionale qualunque: se l'inaugurazione della Coppa è toccata al Brasile, quella del Maracanà tocca all'Argentina, favorita numero due per la vittoria finale, rivale secolare della selecao, formazione più odiata e temuta dai padroni di casa. Appuntamento alle ore 19 locali (mezzanotte in Italia) per Argentina-Bosnia.

Il suo profeta, Leo Messi, è sbarcato venerdì sera a Rio, per stare due notti allo Sheraton di Sao Conrado, 70 camere occupate dalla nazionale, a picco sull'Atlantico. E ieri alle 17.30, quando qui è già buio, ha messo piede al Maracanà, per l'allenamento della vigilia: è stata la sua prima volta nel tempio e oggi la sarà la sua prima partita di fronte agli attesi 80mila spettatori di un evento, a suo modo, storico. Tra questi, la torcida argentina promette di fare la differenza, colorando lo stadio di biancoceleste fino a farlo apparire una vera e propria Bombonera in trasferta. Anche se i carioca non sono rimasti a guardare: sapete di quale nazionale è stata la maglietta più venduta nei negozi e baracchini di Rio in questi ultimi giorni? Esatto: Bosnia. Pare oltre mille. Bisognava chiederlo perché pochi sapevano com'era fatta la casacca bosniaca. Ma tant'è. Piuttosto che lasciare al Maracanà il campo libero al rivale argentino, il tifoso brasiliano andrà a rinforzare le fila dei non numerosissimi bosniaci.

Messi inizia il suo Mondiale con l'incoraggiamento di Maradona. A modo suo, naturalmente. Diego, intervistato al suo arrivo in Brasile dalla stampa di Buenos Aires sulle parole di Pelè, che ha definito Messi «il più brasiliano dei giocatori argentini», si è inalberato. Prima suggerendo nuovamente a Pelè di andare all'ospizio. Poi dichiarando che «Messi è più argentino di me». Di sicuro il leader dei biancocelesti è il più temuto dei giocatori di Alejandro Sabella. Il contraltare ideale per Neymar, idolo affermato della tifoseria di casa. Ma anche qui Maradona è stato sprezzante: «Tra Messi e Neymar non c'è storia. Corre la stessa differenza che c'è tra Maradona e Pelè».

L'esordio della nazionale Argentina è anche la seconda occasione, dopo l'inaugurazione di San Paolo, per disordini e manifestazioni. Questa volta tocca a Rio, per ora relativamente risparmiata, ma che oggi diventa il centro del mondo. L'appuntamento, per ogni gruppo di contestatori, dai più pacifici fino ai simil-black-bloc visti finora in azione, è per le strade principali del centro e del lungo mare, come l'Avenida Atlantica. Ma i maggiori timori sono per le due linee della metropolitana e in particolare per le tre stazioni che servono il Maracanà. Il metro sarà l'unico mezzo per accedere allo stadio: la «Prefeitura» di Rio inizierà già dalle 9 del mattino a chiudere tutte le strade che portano allo stadio. Sono previsti 28 posti di blocco per impedire a chiunque di avvicinarsi con mezzi propri o con gli autobus di linea (sono previste navette ad hoc) a meno di quattro chilometri dai cancelli. Lo schieramento previsto di forze dell'ordine è impressionante: la polizia militare schiera 2.550 uomini in assetto di guerra che, per la sicurezza dentro e fuori il Maracanà, tra polizia federale, civile, pompieri e altri agenti, diventano in tutto 3.500. E, se non bastasse, le Forze Armate sono pronte a intervenire a Rio con altri 20mila uomini, già allertati. Era dai tempi della dittatura militare, finita da trent'anni.