#MeToo nel ciclismo Malagò scende in campo: "Pronti a un'indagine"

Il presidente del Coni: "Di fronte a denunce circostanziate, andremo fino in fondo..."

È sul pezzo, su questo non c'erano dubbi. Il presidente del Coni Giovanni Malagò non si fa trovare impreparato sulla questione #metoo azzurro sollevato dal nostro giornale. Lo incontriamo al palazzo della Regione Lombardia dopo il vertice con le istituzioni per Milano-Cortina 2026, e il numero uno dello sport italiano non si sottrae alle nostre domande.

«Fermo restando che ho appreso tutto da Il Giornale che ha evidenziato in questi giorni questa situazione, posso solo confermare che siamo attentissimi alla questione. È chiaro che al momento le mie conoscenze si limitano a quello che ho letto, la nuova puntata de Il Giornale e un dialogo con il Presidente Federale Renato Di Rocco. Al momento a livello ufficiale, parlo di Procura Generale del Coni, perché io non sono né un arbitro né un giudice, non c'è nulla. Ovviamente faremo in modo urgentemente di capire se ci sono questo tipo di denunce, se sono circostanziate, se ci sono di mezzo dei tesserati. Sapete benissimo che sotto la mia presidenza nulla è mai stato - per così dire - nascosto o insabbiato. Per cui è giusto che, laddove qualcuno si assume la responsabilità di dichiarare e denunciare fatti gravissimi, ovviamente con grande urgenza e vista anche la delicatezza dell'argomento, noi prenderemo in mano la questione con la massima serietà e attenzione».

E ancora. «Ho apprezzato che lo stesso Giornale, che lo ripeto, con questa inchiesta sta facendo un grandissimo lavoro, ha sottolineato quello che il Coni sta facendo nell'universo femminile. Una vicepresidente donna (la Sensini, ndr) che, pochi giorni fa a Patrasso, è andata firmare con la mia delega - prima volta nella storia del comitato olimpico e dello sport italiano - l'aggiudicazione dei Giochi del Mediterraneo non è una cosa secondaria. Diana Bianchedi era ed è la coordinatrice della candidatura olimpica. Sapete benissimo quello che oggi il Cio impone in termini di equiparazione di quote anche e soprattutto nei consigli federali, ma adesso integrati dalle norme sugli atleti e tecnici, per cui se c'è qualcuno che ha un'attenzione e il massimo rispetto su fatti così gravi, ammesso che esistano, quello sono io».

Per un attimo si spoglia dall'abito di presidente del Coni e resta solo con quelli di padre. Padre di due figlie. Se si fosse trovato in una situazione simile, come reagirebbe? «Se tutto quello che ho letto in questi giorni fosse vero, non ci sarebbero parole». È chiaro che ognuno a questo punto debba fare la propria parte. Dopo anni di mugugni e malumori, è necessario uscire allo scoperto e denunciare. Sono tante le ragazze e i genitori che hanno vissuto situazioni imbarazzanti, ma come dice lo stesso presidente del Coni è il momento di parlare.

Roberto Chiappa, classe 1973, bergamasco di adozione, 18 titoli italiani della velocità (almeno a livello numerico meglio di Antonio Maspes), campione del mondo tandem a Hamar nel 1993 e bronzo a Palermo nel 1994, è disposto a collaborare. «Ho letto tutto in questi giorni, e credetemi, non vedevo l'ora che arrivasse questo momento - ci ha spiegato -. Ho passato la mia vita nei velodromi, sono stato anche per quattro anni nel giro azzurro come tecnico della pista. Ho visto tante cose, e ne ho anche parlato con i dirigenti. Niente da fare, dopo quattro anni sono dovuto andare via io. Una cosa però la dico: nelle dovute sedi io la mia parte la faccio».