Mezzaluna Fenomenale e il Kahn bastonato

Le due nazionali più "mondiali" si sono incrociate una sola volta: nella finale giapponese del 2002

Quattro titoli mondiali da una parte, tre dall'altra: fatta fuori l'Italia dall'arbitro Moreno, in Giappone non potevano aspettarsi di meglio. Brasile contro Germania, 30 giugno del 2002, stadio International di Yokohama, dove poi si giocherà la coppa Intercontinentale, in palio la prima coppa del mondo giocata in estremo oriente. Una finale unica, in tutti i sensi, perché incredibilmente le due squadre che hanno giocato più partite nella storia dei mondiali non si sono mai trovate di fronte in 70 anni di fasi finali. Non solo, ma quello resterà il primo e unico confronto tra le due grandi scuole fino ad oggi, fino a questo pomeriggio a Belo Horizonte dove Seleçao e Panzer si ritroveranno faccia a faccia per il loro secondo appuntamento mondiale di sempre.

Stranezze e bellezze del calcio: le uniche due squadre che hanno superato i 100 match mondiali si sono di fatto sempre evitate. E se si pensa che le due sfide più giocate nelle fasi finali sono Brasile-Svezia e Germania-Jugoslavia (poi Serbia), la casistica è ancora più clamorosa: 7 volte a una...
Ma se una volta dovevano incontrarsi, è giusto che sia stato in finale. Da una parte il Brasile delle tre «R» (Rivaldo, Ronaldo, Ronaldinho, quattro Palloni d'oro in tre tra il '97 e il 2005); dall'altra la solita Germania, tosta e operaia, guidata da Rudi Voeller e con meno stelle, ma già con Miro Klose che fa da filo conduttore tra ieri e oggi. In mezzo Pierluigi Collina, secondo arbitro italiano della storia a dirigere una finale mondiale.

Il Brasile ha in porta Marcos, preferito a Dida, vent'anni nel Palmeiras, ma una meteora in campo internazionale, l'uomo giusto al momento giusto, grande protagonista di quelle sette partite. Poi tanto Milan, presente e futuro (Roque Junior, Cafu, Ronaldinho, Rivaldo; Dida e Kakà in panchina), e un po' di Inter passata (Roberto Carlos), futura (Lucio) e soprattutto presente: Ronaldo. Anche se il Fenomeno, proprio al rientro da quel trionfo saluterà la corte di Moratti e passerà al Real.
Ronaldo è la stella delle stelle in quel Brasile, pettinatura improbabile con una mezzaluna di capelli neri sulla crapa pelata, ed è l'inevitabile mattatore di quella finale che per un'ora resta inchiodata alla traversa di Kleberson e al palo di Neuville. Poi arriva il ko, o meglio, stando in Giappone, l'harakiri di Oliver Kahn, portierone e capitano tedesco, che si fa sfuggire un tiro di Rivaldo e offre a Ronaldo il pallone dell'1-0. Dieci minuti dopo il Fenomeno raddoppia con un rasoterra chirurgico nell'angolino e il Brasile è pentacampeon.