Platini si lancia all'assalto della Fifa. Zico il suo rivale

Un incarico improvvisamente ambito dai fuoriclasse. Ci avevano pensato anche Figo, Maradona e Ginola

Michel Platini con la maglia della nazionale francese

Posti in piedi e tutti in coda per la Fifa. Michel Platini ha annunciato ufficialmente quello che ufficiosamente si sapeva: si candida alla presidenza del massimo governo del football mondiale. Ha scelto di correre sapendo di poter vincere: «Nell'ultimo mezzo secolo o quasi, la Fifa ha avuto solo due presidenti. Questa estrema stabilità è paradossale in un mondo che ha vissuto sconvolgimenti radicali e in uno sport che ha subito grossi cambiamenti dal punto di vista economico». Platini ha sette mesi per consolidare il fronte dei voti a lui favorevoli, il suo arrivo a Zurigo cambierà usi e costumi della Fifa, primo fra tutti, la pubblicazione del proprio emolumento, in accordo con il comitato esecutivo. L'eventuale sua elezione di febbraio porterà l'attuale vicepresidente, lo spagnolo Villar Llosa a occupare ad interim la presidenza Uefa in attesa delle nuove elezioni e della battaglia prevedibile con i tedeschi che spingono il presidente della federcalcio Wolfgang Niersbach e attaccano Platini per la sua connivenza con Blatter nel comitato esecutivo Fifa. Un articolo dello statuto, sia Uefa che Fifa, consentirebbe al presidente di occupare entrambi i ruoli ma è chiaro che la vicenda verrà affrontata e discussa in occasione delle prossime riunioni: il 17 e 18 di settembre comitato esecutivo a Malta e congresso ordinario Uefa a Budapest il 23 marzo del Duemilasedici.

Alle spalle di Michel Platini aumenta il corteo dei pretendenti, roba strana, molti numeri 10, sembra che la fame sia supportata dalla fama, in principio ci aveva provato David Ginola, uno che in Francia poteva pensare e sognare di prendere il posto e il cuore occupato da Platini e Zidane. Buon calciatore, Ginola, sexy e fascinoso ma, se ricordo una frase perfida di chi lo aveva allenato, più bello che bravo: «Eccezionale fino a quando non entra in possesso di palla». Ginola ha presentato il programma, lo ha illustrato, ha tenuto conferenze in varie lingue, benissimo si esprime in inglese dopo l'esperienza in Premier League. Poi, improvvisamente, è tornato negli spogliatoi senza nemmeno passare dalla panchina. Poi è emerso Luis Figo, un altro abituato a ragionare con la testa e non con i piedi che comunque erano raffinatissimi. Il portoghese ha avanzato la propria candidatura, la campagna elettorale è durata il tempo necessario per sollevare il polverone contro Blatter che si è ritrovato accerchiato da più concorrenti, tutti decisi a farlo fuori per un football nuovo, migliore, moderno. In verità, oltre alle parole di repertorio non si sono avute notizie sode di progetti, disegni politici.

Così, nel circo Fifa si è inserito anche Diego Armando Maradona, uno che ha attaccato il potere sin ai tempi della culla. Il fuoriclasse argentino ha detto cose di fuoco, da sempre, prima contro Havelange, colpevole tra l'altro di essere brasiliano, poi contro Blatter, colpevole di essere svizzero. In verità ha anche detto, non so se nella piena facoltà di tutti i sensi, che Platini gli avrebbe confessato a Dubai di avere comprato almeno duecento partite. Nessun documento o allegato a confortare la denuncia ma si sa Diego è fatto così, va assunto a piccole dosi ma resta un uomo unico.

Per non farsi mancare nulla è sceso in campo Zico, già ministro dello sport a Rio. Zico ha presentato la candidatura e ancora oggi è in lista di attesa, pronto a sparigliare, portavoce di un football pentacampeon, simbolo da sempre di questo gioco. Tralascio emiri, principi e combattenti al fronte, tipo Jerome Champagne che una ne fa e cento ne dice. Il mondo dovrà attendere febbraio per conoscere la verità e il nome e cognome del nuovo presidente di tutti o di parte di essi (l'Africa ondeggia, Blatter ne è ancora lo sponsor nemmeno occulto). Se fossi Platini chiamerei gli altri numeri 10 in corsa e organizzerei un'amichevole di lusso. Incasso a favore di Sepp Blatter.