Miha e Balo una scommessa finita male

di Franco OrdineP er evitare lo strappo, pubblico e definitivo, tra il Milan e Mario Balotelli, prima Mihajlovic a caldo e ieri anche le fonti ufficiali del club hanno evitato di abbinare un solo nome e cognome all'intemerata di Sinisa pronunciata domenica pomeriggio. La spiegazione ufficiale è la seguente: si tratta di un avviso ai naviganti, si può giocare bene o male ma l'impegno dev'esserci sempre e fino alla fine di ciascuna partita. D'accordo, anzi scontato. Ma chi è entrato trotterellando come se si trattasse di un'amichevole banale del giovedì negli ultimi minuti di Milan-Genoa? Balotelli. E chi, fermatosi dopo aver preso un pestone (tra l'altro sprovvisto di parastinchi), ha smesso di rincorrere i rivali? Naturalmente Mario, richiamato a gran voce anche dal capitano Montolivo rimasto in panchina dopo il cambio. Certo, per l'immagine del Milan, sarebbe stato meglio che i conti fossero regolati nel recinto riservato dello spogliatoio di San Siro ma si sa com'è fatto Mihajlovic, lo ha confessato lui stesso, ha il carattere di una tigre e l'istinto gli ha suggerito di prendere la rincorsa per saltare su Balotelli. C'è una spiegazione in quella minacciosa rincorsa del tecnico, poi frenata dall'intervento, saggio, di un esponente dello staff e va ricercata nel famoso colloquio avvenuto a Firenze nella notte di fine agosto che ha preceduto il debutto in campionato del suo Milan. In quell'occasione Sinisa volle parlare in modo schietto con il giovanotto già gestito ai tempi di Appiano Gentile; gli volle ricordare gli oneri di una scelta e il rischio che egli stesso si assumeva aprendogli i cancelli di Milanello. Balotelli gli promise che non lo avrebbe né deluso né tradito. E solo nel privato ha tenuto fede all'impegno: zero pettegolezzi, zero foto, zero chiacchiere. Mario non ha avuto fortuna perché dopo un promettente debutto (gol su punizione a Udine) ha dovuto fare i conti con una fastidiosa pubalgia, si è sottoposto all'intervento chirurgico e così ha perso molte settimane prima di tornare a calpestare l'erba. Ma qui è venuto meno alla promessa fatta. E Mihajlovic, in quei pochi minuti di domenica pomeriggio, ha colto al volo il senso della propria scommessa persa. Perciò la tigre è partita all'assalto.